Per chi non conosce gli elementi comunicativi, possiamo affermare che la codifica è il processo compiuto dall’emittente di una comunicazione, in modo da rendere il messaggio comprensibile al ricevente. L’EMITTENTE (emocotion cuoco) codifica il suo messaggio in lingua Italiana (ciao); questo, durante il cammino verso il ricevente trova una barriera prima del suo arrivo: (conosce la lingua italiana?) Questa barriera è detta decodifica, ovvero il lavoro di traduzione e comprensione che il ricevente deve fare per poter comprendere il messaggio. In caso di risposta negativa alla domanda (il ricevente è di nazionalità francese), la comunicazione si BLOCCA. In caso di risposta affermativa. La comunicazione continua attraverso la RISPOSTA CODIFICATA in lingua Italiana. Attraverso il ragionamento su questi elementi base, è possibile capire come la CODIFICA è di fondamentale importanza non solo per chi deve parlare in pubblico, ma anche chi ha a che fare CON il pubblico. Un esempio su tutti riguardo all’importanza di una giusta codifica ce lo può offrire la categoria medica: A volte capita di sentire dottori che utilizzano termini prettamente tecnici e scientifici mentre parlano a pazienti che non possono sapere il significato vero di certe parole. Secondo voi, un paziente di 90 anni con licenza elementare sarà più tranquillo quando un medico o un infermiere gli comunicheranno che èAPIRETICO, oppure quando gli diranno che non ha la febbre? Anche se è stato comunicato lo stesso tipo di informazione, state pur certi che nel primo caso difficilmente otterremo come risposta soddisfazione o felicità. Il consiglio spassionato che mi sento di dare a chiunque ha a che fare con un pubblico è quello di codificare sempre i propri messaggi in base alle capacità tecniche/intellettive di chi riceve: chi ci guadagna è la comunicazione e la nostra professionalità. A Cura di Massimo Pigliacampo, Tags: ebook, parlare in pubblico
Tutti gli elementi della comunicazione hanno pari importanza perché naturalmente al mancare di uno essa non può avvenire.
In questo mio articolo, vorrei soffermarmi sull’immenso valore aggiuntivo che ci può essere dato da una corretta CODIFICA.
Per essere più chiaro ho preparato questa immagine:
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”
giovedì 30 ottobre 2008
La giusta codifica nella comunicazione
Pubblicato da webmaster alle giovedì, ottobre 30, 2008 0 commenti
sabato 25 ottobre 2008
L'importanza della CNV
Sapevi che le semplici parole vengono definitecomunicazione verbale ed in tutto pesano su tutta la comunicazione meno del 10% ? Se la voce del tuo amico è tremolante e disperata, sarà successo qualcosa di bello o brutto? Hai visto che semplicemente aggiungendo un altro canale comunicativo (la voce) il significato della frase si stravolge. La stessa cosa accade nelle interrogazioni e negli obbiettivi personali. A scuola gli insegnanti ti hanno mai detto che avrebbero giudicato non solo i contenuti ma anche e soprattutto il MODO in cui li avresti comunicati (ovvero tutta la comunicazione!)? E ti hanno mai insegnato a comunicare? Se la risposta a queste due ultime domande è Sì: complimenti! Fai parte di quel 0,4% che ha avuto un insegnante preparato sull’apprendimento e la comunicazione! Buona Comunicazione!Quanto è importante la comunicazione?
Quanto pensi che influisca la comunicazione nelsuperamento di un esame o nel raggiungimento di un obbiettivo? Quanto sono importanti le paroleche scegli di pronunciare durante un’interrogazione? E quanto influiscono sul risultato le parole che ti dici mentre stai cercando di ottenerlo?
Forse ti sembrerà la cosa più normale del mondo o, se è la prima volta che leggi questa percentuale, potrai non crederci ed essere perplesso. Bene! Qualcosa si inizia a muovere. Immagina un tuo amico che ti chiama e ti dice: “Non puoi capire che mi è successo oggi”.
E se invece la voce è squillante, felice, allegra e piena di energia?
Se la risposta è No: non ti preoccupare, tutto si impara per fortuna!
A Cura di Gianluigi Ballarani,
Autore di “Esami no Problem”
Pubblicato da webmaster alle sabato, ottobre 25, 2008 0 commenti
giovedì 23 ottobre 2008
martedì 21 ottobre 2008
E’ meglio essere umili o modesti?
Tu sei una persona Umile oppure Modesta? E’ ora di fare luce su queste differenze perché troppe volte mi trovo di fronte a persone che sbagliano TOTALMENTE a relazionarsi con il mondo che ci circonda! Infatti ogni dieci persone che conosco almeno otto si vantano oppure sono modeste pertanto è un argomento che coinvolge TUTTI, donne e uomini, giovani e anziani. Come al solito ti fornirò esempi pratici che potrai facilmente adattare alle tue esigenze!
Una delle prime cose che ci hanno insegnato da bambini è stata “Mai vantarsi!”. Giustissimo, però nessuno ti ha detto “Mai valorizzarti!”. E’ quindi ti chiedo: “Tu sei una persona Umile o Modesta?”
Qual’è la differenza? Enorme! L’Umiltà è un PREGIO mentre la Modestia è un DIFETTO! Il vocabolario dice che l’Umiltà è la qualità che consente di reprimere la superbia invece la Modestia è la “virtù” di chi cerca di fare apparire insignificanti i propri pregi.
La modestia era indubbiamente un pregio nelle epoche antecedenti alla comunicazione di massa. I rapporti interpersonali erano circoscritti al proprio paese/città di appartenenza poiché la macchina era un lusso che pochi benestanti potevano permettersi. A quei tempi vantarsi significava screditarsi agli occhi della propria comunità quindi era necessario essere modesti.
Oggigiorno invece la comunicazione ha subito una diffusione capillare. Giornali e televisione ti bombardano di messaggi che comunicano quotidianamente quanto il tuo valore sia basso rispetto alle persone famose. E’ pertanto molto sconveniente definire “virtù” un atteggiamento che annienta la stima che gli altri provano nei tuoi confronti e indebolisce ulteriormente la tua Autostima!
Per comprendere meglio le differenze ti fornisco due esempi immediati. Nel primo parlo del mio ruolo di autore, nel secondo di una mia amica che pratica danza e proprio quest’anno ha vinto il terzo premio al concorso “Coreografia Hip Hop 2008”.
Esempio 1:
Fabio complimenti! Ho saputo che sta per uscire il nuovo ebook!
Grazie, ma gli ebook sono meno importanti dei libri e inoltre sono lontano dalle vendite dei grandi autori di successo. Inoltre devo sperare che gli ebook continuino ad avere sempre un buon mercato (MODESTIA)
Oppure
Fabio complimenti! Ho saputo che sta per uscire il nuovo ebook!
Grazie! Sono soddisfatto perché mi ritengo privilegiato nel fornire il mio contributo alla crescita personale! Inoltre sto allacciando nuovi rapporti con delle persone veramente in gamba, autori ed affiliati! (UMILTA’)
Esempio 2.
Silvia complimenti! Ho saputo che hai vinto il terzo premio al concorso!
Grazie, ma i giudici sono stati troppo buoni e sono convinta che la prossima volta riuscirò a raggiungere gli stessi risultati solo se avrò fortuna (MODESTIA)
Oppure
Silvia complimenti! Ho saputo che hai vinto il terzo premio al concorso!
Grazie! Sono soddisfatta perché ho lavorato duramente per raggiungere questo risultato! Inoltre ho conosciuto le prime due classificate, veramente brave che hanno dato consigli alle partecipanti! (UMILTA’)
Come hai potuto notare la differenza fondamentale tra l’essere Umili o modesti è questa : se sei Umile ti limiti a ringraziare brevemente (confermando i complimenti) e subito dopo enfatizzi il valore degli altri (perché è giusto riconoscere anche la bravura di chi ti circonda).
Al contrario se sei una persona modesta sminuisci la tua Autostima e azzeri la possibilità di essere stimato da chi ti circonda!E’ evidente che dopo molti anni di condizionamento mentale sarà impegnativo “naturalizzare” questo modo di relazionarti con gli altri. Per i primi tempi ti fornisco questo semplice esercizio :
Elenca i tuoi principali pregi e successi. Sei sicuramente “forte” in qualche cosa (sport, lavoro, hobby, scuola) oppure più semplicemente hai molte conoscenze in un settore specifico (libri, film, moda, tempo libero)
Immagina che qualcuno ti faccia dei complimenti e quindi costruisciti una frase Umile prendendo spunto dai miei esempi!
Ti lascio al capitolo 1 di Socializzazione Vincente prelevabile gratuitamente! Anche se non lo acquisti leggi con attenzione l’introduzione e il primo capitolo gratuito e ti assicuro che aumenterai DA SUBITO la tua socializzazione!Buona lettura!
A Cura di Fabio GalettoAutore di “Da Timido a Vincente” e “Socializzazione Vincente”
Pubblicato da webmaster alle martedì, ottobre 21, 2008 0 commenti
sabato 18 ottobre 2008
Dizione e cadenze dialettali
Adottare un linguaggio “sterile” quando si parla in pubblico, è molto importante per ottenere successo, per essere compresi e soprattutto per dare un’immagine di professionalità. Capisco che avere una perfetta dizione risulta molto difficile, lo è anche per chi fa l’attore, figuriamoci per chi vuole parlare in pubblico e non ha mai seguito corsi appositi. Chi vorrà seguire le mie lezioni sull’ebook, vedrà però che io fornirò tutte le regole della dizione della lingua italiana, dando però importanza solo a certe, non a tutte. Questo perché, a meno che non si parli di fronte ad una platea di attori o ad appassionati di cultura e dizione; chi ci ascolta non presta attenzione ad una perfetta dizione, bensì alle nostre parole e alla loro musicalità.. Proprio per questo motivo, ciò che risulta di vitale importanza per un comunicatore in pubblico, è di evitare di parlare con cadenze dialettali! Capita spesso di ascoltare in radio o televisione personaggi dello spettacolo che, proprio per costruirsi un immagine o lasciare un ricordo su chi li ascolta, parlano con una vistosa cadenza dialettale (soprattutto romana, toscana o napoletana…le più simpatiche); però a mio avviso una persona che deve proporre un prodotto, tenere una conferenza o comunque parlare e spiegare concetti che devono risultare chiari a tutti, deve parlare utilizzando un linguaggio “sterile” privo cioè di cadenze dialettali. A Cura di Massimo Pigliacampo,Dizione e cadenze dialettali
Ottobre 17th, 2008
Essere comunicatori, parlare in pubblico di fronte ad una platea; richiede una preparazione tecnica molto importante. Spesso e volentieri capita di sentire oratori che hanno una preparazione straordinaria per quanto riguarda i contenuti degli argomenti ed una padronanza sul palco più che perfetta. Ma ad un attento ascolto, purtroppo notiamo non solo una dizione sbagliata, ma anche una cadenza dialettale troppo marcata.
Autore di “I Segreti per Parlare in Pubblico”
Pubblicato da webmaster alle sabato, ottobre 18, 2008 0 commenti
domenica 12 ottobre 2008
Empaty
Il segreto dei segreti: l’empatia
Ottobre 11th, 2008
Dal sito di Wikipedia troviamo: L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona sta provando.La parola deriva dal greco “εμπαθεια” (empateia a sua volta composta en- “dentro” e pathos “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.Per chi ha già letto il mio ebook o gli altri post nel blog, si sarà accorto che quando parlo di “segreti per parlare in pubblico”, pongo sempre l’accento sulle emozioni che un oratore suscita sul suo pubblico e non perdo mai modo di sottolineare l’importanza della empatia all’interno di una comunicazione.
Se è infatti vero che per parlare efficacemente in pubblico bisogna saper utilizzare la voce, la dizione e bisogna avere una buona capacità di “interpretazione” (cinestetica del linguaggio) e non solo; non bisogna dimenticare che le emozioni suscitate in un pubblico rimangono più delle parole, e fungono da ”locomotiva” per i contenuti che il messaggio stesso vuol mandare.
Imprescindibile quindi, è il connubio tra emozioni ed empatia: un oratore che non assume un atteggiamento empatico difficilmente suscita emozioni; chi non suscita emozioni comunica in maniera poco efficace.
Per sviluppare capacità empatiche, ai miei corsi faccio sempre il gioco “dello sportello postale”. Un gioco molto semplice che consiglio di provare:
In una stanza, propongo un gioco di ruoli, dove io sono un cliente molto agitato e maleducato e lo studente assume il ruolo di “addetto allo sportello”. Attraverso una semplice scena improvvisata, faccio letteralmente “saltare i nervi” all’attore. Esso si ritrova a gestire una situazione difficile dove viene attaccato ingiustamente e spronato a rispondere ai miei attacchi.
Proprio seguendo il principio dell’empatia, assieme al gruppo cerchiamo le risposte migliori da fornire all’utente ingestibile ed agitato. Questo semplice e divertente esercizio, serve a sviluppare una corretta gestione delle comunicazioni difficoltose e soprattutto ci fa capire che La vera forza di chi ha a che fare con il pubblico è data dall’avere la completa gestione della comunicazione. Per utilizzare un linguaggio semplice, la forza è di chi riesce a tenere ”la comunicazione in mano” e riesce a portare il discorso su argomenti, toni e volumi di voce che si è prefissato.
Naturalmente, per essere leader nelle comunicazioni, bisogna conoscere perfettamente i sentimenti e le emozioni che potranno suscitare le nostre parole su chi abbiamo di fronte. Per fare questo, bisogna testarle sulla propria persona.
Ogni volta che sbaglio una comunicazione o non riesco a gestirla mi devo chiedere:
IO Avrei voluto ascoltare le parole che ho precedentemente detto ?
Come MI sarei sentito ascoltando il discorso che HO appena fatto??
Una buona empatia è il primo passo da percorrere per avere successo
in pubblico e con il pubblico.
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”
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sabato 4 ottobre 2008
Macerata
Ultimi giorni per l'iscrizione al corso che inizierà Lunedì 6 Ottobre a Macerata.
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venerdì 3 ottobre 2008
CNV
Se siamo sinceri dobbiamo ammettere che, di solito, emettiamo il nostro verdetto nel giro di pochi secondi. Nei primi istanti di un rapporto siamo maggiormente occupati ad osservare e chissà quante altre cose di questo genere. Ecco perché ci è difficile ricordare il suo nome: «mi scusi, come aveva detto di chiamarsi?» Quante volte ci è capitato di dover rivedere dei nostri giudizi sulle persone ad una conoscenza più approfondita? E’ anche vero che quel primo giudizio, quelle percezioni iniziali, non solo hanno pesato enormemente sull’impostazione della relazione, ma continuano ad influire anche nel proseguo del rapporto: la mente umana è fatta in modo tale da andare a cercare quasi sempre le conferme a quanto i nostri sensi hanno percepito! Alcuni studiosi hanno appurato che nei primi minuti di conoscenza di una nuova persona noi “decidiamo”il 90% delle cose che la riguardano. E’ ovvio che l’altra persona fa esattamente la stessa cosa nei nostri confronti! 55% DEI MESSAGGI PROVENIENTI DAL LINGUAGGIO DEL CORPO (POSTURA, MIMICA FACCIALE, GESTI…); 30% DEI MESSAGGI PROVENIENTI DAGLI ELEMENTI PROSODICI (TONO, RITMO, PAUSE DELLA VOCE); 15% DEI MESSAGGI PROVENIENTI DAL LINGUAGGIO VERBALE. Come si può notare la percentuale dell’impatto del contenuto sulla comunicazione (almeno nei primi momenti del rapporto) è assolutamente trascurabile. Basta pensare ai nostri comportamenti di comunicazione quando corteggiamo il nostro partner, quando amiamo, quando rechiamo soccorso, quando si combatte, quando stabiliamo rapporti con bambini piccoli o persone in preda a forti emozioni… sono tutti comportamenti espressi con il corpo, i gesti, le espressioni del viso più che con la parola. E’ FACILE DICHIARARE QUALCOSA VERBALMENTE MA È DIFFICILE SOSTENERE UNA BUGIA CON IL LINGUAGGIO DEL CORPO. A Cura di Cesare D’Ambrosio,Importanza della comunicazione non verbale
Quanto tempo ci mettiamo, ad un primo incontro, a decidere se una persona ci è simpatica o antipatica?
Quanti di noi sono in grado di ricordarsi da subito il nome della persona che ci è stata appena presentata? Probabilmente pochi!
altre cose; mentre stringiamo la mano al nostro nuovo interlocutore, i nostri sensi si attivano in ogni direzione:
La nostra natura animale ed istintuale reclama legittimamente un suo spazio e in certi casi ci è di grande aiuto. Quello che ci differenzia dagli animali è la nostra capacità di andare al di là del momento percettivo.
Dobbiamo ammettere che qualche volta i nostri sensi, le nostre percezioni ci ingannano o, meglio, svolgono un ruolo che è loro proprio: un primo sondaggio della realtà sulla scorta di dati meramente emotivi, niente di più.
E’ molto più faticoso il processo di revisione e/o disconferma di quelle sensazioni iniziali.
Nei primi istanti di un processo di comunicazione noi percepiamo dal nostro interlocutore il :
Quindi, possiamo affermare che:
COME DICIAMO LE COSE È PIÙ IMPORTANTE DELLE COSE CHE DICIAMO.
…almeno nei primi istanti di una relazione.
La comunicazione non verbale è una forma di comunicazione immediata; viene dal profondo, spesso è assolutamente inconscia e proprio per questo
Autore di “Tecniche di Vendita”
Pubblicato da webmaster alle venerdì, ottobre 03, 2008 0 commenti
Esalta la socializzazione!
Anni fa ero in attesa nello studio di un massaggiatore sportivo. Sfogliando delle riviste fui attratto da un articolo che citava le frasi più celebri di Madre Teresa di Calcutta. Una di queste diceva : Il primo bisogno? COMUNICARE ! Rimasi molto colpito dalla frase! Anche adesso la comunicazione sembra essere ovunque : telefoni, internet, sms, e-mail, chat. Tutti questi nuovi strumenti tecnologici hanno rappresentato un sostanziale progresso per chi aveva difficoltà di comunicazione. Chi aveva difetti fisici grazie alla tecnologia ha potuto finalmente comunicare. Chi abitava molto distante dai propri cari è riuscito a dialogare in tempo reale e sentirsi più vicino a casa propria. Ma com’è cambiata la vita per le persone comuni? La realtà è che questi nuovi mezzi di comunicazione hanno creato una barriera verso la fisicità della socializzazione. Manca il contatto fisico, manca il contatto umano sostituito dalle macchine. Invece di socializzare ANCHE grazie alla tecnologia si socializza ESSENZIALMENTE con la tecnologia. Ad esempio mi accade, dopo qualche cena, di andare con gli amici a ballare in discoteca o a concludere la serata in un disco pub. E puntualmente vedo pochissime persone che stabiliscono un dialogo con delle persone NUOVE! La scorsa estate in spiaggia ho visto comunicare raramente tra sconosciuti. L’unica eccezione sono le coppie con figli che, proprio grazie ai bambini, ampliano le proprie conoscenze. Ma i loro discorsi sono aridi e forniscono pochi spunti di dialogo proprio perché gli argomenti ruotano principalmente intorno ai loro figli! Ho scritto questo libro per fornire a TUTTI degli strumenti per comunicare meglio. Perché è DIVERTENTE conoscere persone nuove! È un libro pensato per tutti. Uomini o donne, single o coppie, introversi o chiaccheroni. E’ ricchissimo di esempi pratici che potrai utilizzare da subito oppure modellare in base alle tue esigenze. Le strategie che apprenderai potrai utilizzarle sul lavoro o a scuola, oppure per cementare i rapporti con chi già conosci o con le persone che conoscerai in futuro. Perché socializzare è un virus che deve diffondersi a macchia d’olio! Come ai tempi dei nostri nonni quando gli anziani erano dei maestri nell’arte della socializzazione. Ma gli anziani li ascolta ancora qualcuno? Eppure è corroborante parlare con loro perché hanno una marea di esperienze da raccontare! Ti lascio al capitolo 1 di Socializzazione Vincente prelevabile gratuitamente! Anche se non lo acquisti leggi con attenzione l’introduzione e il primo capitolo gratuito. Ti assicuro che aumenterai DA SUBITO la tua socializzazione! Buona lettura! A Cura di Fabio Galetto
Autore di “Da Timido a Vincente” e “Socializzazione Vincente”
Pubblicato da webmaster alle venerdì, ottobre 03, 2008 0 commenti
mercoledì 1 ottobre 2008
La storia del Parlare in pubblico
Il parlare in pubblico è considerata una delle più antiche, se non la prima, disciplina della comunicazione. Non è possibile avventurarsi in questo terreno senza qualche cenno storico e senza far riferimento alle opere del filosofo Aristotele, considerato il maestro dei sapienti, non solo per quanto riguarda l’arte della retorica. Si potrebbe dire che Aristotele è stato il genio speculativo maggiore in tutta la storia della filosofia o, comunque, della storia del pensiero greco. L’unico a insidiarlo nel suo primato potrebbe essere il suo maestro Platone ma, se Platone resta un campione insuperabile di genialità filosofica, per avere, per primo, dischiuso alla filosofia il suo vero mondo che è quello del pensiero (il mondo delle idee), Aristotele fu e sarà sempre il maestro del pensare criticamente e sistematicamente, com’è proprio di ogni sapere scientificamente fondato. Oggi più che mai con l’avvento dei sistemi di comunicazione di massa la retorica è diventata una base insostituibile per la comprensione delle tecniche di persuasione e dobbiamo dire che, nella sostanza, benché siano trascorsi quasi 2400 anni, le teorie del filosofo stagirita appaiono perlopiù di evidente attualità. Ma non solo, oggi si assiste ad una grande rivalutazione della retorica, anzi, possiamo dire che essendo la nostra una civiltà di immagine fortemente condizionata dai mezzi di comunicazione di massa, e la nostra cultura una cultura spettacolo, la comunicazione retorica è diventata una costante del vivere quotidiano e delle nostre relazioni. La retorica di Aristotele descrivendo le regole di una tecnica metodica della persuasione, cerca di determinare e spiegare logicamente le leggi che stanno dietro i fenomeni, fornendo all’oratore un ventaglio di consigli pratici come, per esempio, il determinare fra il pubblico l’emotività più favorevole per raggiungere i propri obiettivi di comunicazione. Prima di Aristotele vi furono, naturalmente, altre figure di retori che la storia considera importanti, fra gli altri, Corace e Tisia dalla Sicilia, che avrebbero constatato per primi che persuadere molte persone riunite insieme richiede metodi e tecniche diverse da quelle utilizzate per convincere una sola persona, ma Aristotele è considerato storicamente il più accreditato insegnante di retorica di tutti i tempi. Non a caso, ancora oggi, rappresenta un punto di riferimento per tutti i comunicatori degni di questo nome, i quali sono certamente d’accordo con Aristotele nel sostenere che il discorso si compone di tre elementi: colui che parla (quello che oggi chiamiamo l’emittente), ciò di cui si parla (il contenuto), e colui al quale si parla (il destinatario). Nell’epoca moderna, pur partendo dal punto di vista aristotelico, il concetto di comunicazione ha subito, come vedremo, profonde modificazioni. Oggi parlare in pubblico è alla portata di tutti, nel senso che, se limiti ci sono, appartengono alla personalità degli individui e non certo alla libertà di espressione mentre nell’antichità l’oratoria era, per ovvie ragioni, prima fra tutte la possibilità di accedere agli studi, appannaggio delle classi più alte. Nella sostanza i discorsi che si facevano in pubblico, specie nelle antiche democrazie delle città stato, rappresentavano interessi di ordine politico e quasi sempre erano legati ai problemi della città. Ne derivava che i discorsi erano in linea di massima collocabili in tre generi specifici: deliberativo, giudiziario, epidittico. Nel genere deliberativo l’oratore interviene su una decisione per modificarne i contenuti, consiglia ciò che è utile e sconsiglia ciò che è dannoso. Nel discorso giudiziario l’oratore conduce il giudice nella decisione di assolvere l’innocente o condannare il colpevole, ovvero di accusare o di difendersi in un processo. Il discorso epidittico o celebrativo ha la funzione di lodare la bellezza e di biasimare ciò che è brutto, ma comprende anche la funzione di commemorare un evento o un personaggio importante. Insomma, nell’antichità, relativamente alle funzioni del discorso, come nei tempi moderni, gli oratori esprimevano argomenti. Gli argomenti non sono mai rigorosamente dimostrabili ma probabili, perciò ogni discorso viene presentato al pubblico con la convinzione di essere valido. Si esprimono opinioni che, come tutte le opinioni, sono opinabili. Quindi, parlare in pubblico significa argomentare col fine di portare le opinioni degli altri verso le nostre. L’obiettivo è quello di conquistare il pubblico che ci ascolta cioè trascinarlo dalla nostra parte. Possiamo dunque affermare che: l’arte di parlare in pubblico è l’arte della persuasione. Persuadere significa anche influenzare, termine che dà un’idea di manipolazione, di una qualche pretesa di far cambiare l’opinione degli altri per ottenere vantaggi per l’emitten te. In senso speculativo è proprio quello che accade, è il fine della retorica. Ma allora parlare in pubblico e usare la propria abilità comunicativa, se ciò comporta una manipolazione, non è etico? Fra le persone comuni, nell’immaginario collettivo insomma, l’idea della manipolazione non rappresenta apparentemente un aspetto positivo della comunicazione, ma come vedremo nell’apposito capitolo, non è così. Influenzare gli altri attraverso la comunicazione fa parte di un sistema sequenziale finalizzato alla crescita di tutti. Basti pensare all’uso della comunicazione persuasiva per la vendita di prodotti, di servizi, senza la quale la società dei consumi si arresterebbe con conseguenze deflazionistiche notevoli. Influenzare il pubblico non dà solo vantaggi all’emittente, ma produce negli altri nuove consapevolezze. Ogni comportamento del destinatario del nostro messaggio, ne influenza un altro e nell’altro genera una reazione. Possiamo dire che influenzare gli altri attraverso messaggi verbali ha sempre fatto parte del sistema delle comunicazioni. Il dato su cui riflettere semmai è l’onestà intellettuale, messa in atto dai singoli e dai sistemi informativi e massmediali, nel senso dell’organizzazione intenzionale dei messaggi nei confronti degli altri, tale da orientarne reazioni, comportamenti, consumi. L’eticità della comunicazione, insomma, è tutta nel nostro obiettivo.
Pubblicato da webmaster alle mercoledì, ottobre 01, 2008 0 commenti

