lunedì 24 novembre 2008

La gestione degli spazi, ovvero la Prossemica

Parte molto importante durante la preparazione di un processo comunicativo, è la pianificazione della prossemica.
Ogni comunicatore, infatti, ancora prima di iniziare a parlare ad una platea, dovrebbe non solo visitare l’aula dove verrà svolto il convegno o la riunione per poter essere il maggior modo possibile “padrone della scena”; dovrà anche valutare se parlare in piedi o seduto.

Questa valutazione, è di vitale importanza per riuscire a mantenere vivo l’interesse di chi ci sta ascoltando.
Ad esempio, durante i primi minuti di una comunicazione consiglio sempre, naturalmente ove sia possibile, di parlare in piedi muovendosi e gestendo nel migliore dei modi tutto lo spazio a nostra disposizione con la massima naturalezza.

Una figura statica dietro ad una cattedra sicuramente non potrà mai suscitare l’interesse inconscio che potrebbe fare invece una figura in movimento.
Ricordo che lo scopo principale di chi parla in pubblico, è quello di portare a termine la comunicazione, questo vuol dire che non bisogna solo pensare a far arrivare il messaggio; bisogna anche riuscire ad ottenere un buon feed-back (risposta) da parte della platea.

Il feedback ottimale non è solamente quello che viene recepito attraverso le domande che vengono poste dal pubblico; è anche dato dalla visione di un’assemblea attenta all’oratore.

Un consiglio che voglio dare a chi deve parlare in pubblico ed ha la possibilità di muoversi è quello di avvicinarsi alla platea per fare degli esempi o per parlare delle proprie esperienze vissute in relazione al dato argomento (sono il segreto per richiamare l’attenzione: la gente ama farsi i fatti degli altri! ;-)).

Tornare invece dietro alla cattedra o vicino allo schermo o alla lavagna, per far capire l’importanza e l’ufficialità di ciò che stiamo per dire.

A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”

sabato 22 novembre 2008

Nuovo corso al Pathos

Inizia il nuovo corso di comunicazione al "pathos" di Macerata.

Martedì 25 Novembre ci sarà la prima delle 8 lezioni del corso di comunicazione scritta e orale.
Per info 3387649663

giovedì 20 novembre 2008

Ottimismo e Linguaggio

Tra le varie componenti che concorrono ad esprimere un nuovo e positivo atteggiamento verso la vita, vi è sicuramente il linguaggio.Linguaggio inteso come le parole e le frasi che tutti noi usiamo quando conversiamo con gli altri.
In queste considerazioni, non mi soffermerò a ripetere quanto sia importante il modo di esprimersi, nella comunicazione: Sappiamo tutti quanto sia importante il linguaggio del corpo rispetto al linguaggio verbale; non lo scopriamo oggi e lo possiamo constatare tutti i giorni nella nostra quotidianità.
Il punto sul quale desidero soffermarmi ed affrontare è il linguaggio verbale, o, meglio, lo stretto rapporto che esiste tra il linguaggio verbale e i nostri stati d’animo, e l’inclinazione ad Ottimismo/pessimismo. Spesso, infatti, un linguaggio corretto, ma intriso di contenuti, frasi, o affermazioni negative, porta spesso a sviluppare uno stato d’animo e un modo di vivere le situazioni quotidiane più incline alla negatività e al pessimismo.
Ora, con il termine negativo - negatività non intendo soltanto un evento negativo, come può essere un incidente, un dolore, un qualsiasi evento che potrebbe determinare conseguenze non positive, anche se solo temporanee, ma anche e soprattutto intendo riferirmi alle frasi, ai predicati, ai modi di dire, ai luoghi comuni, alle singole parole che ancora una volta hanno il potere, come ho detto poc’anzi di influenzare il nostro modo di pensare, le nostre credenze e conseguentemente ne determinerà poi il nostro modo di agire (o non agire).
Naturalmente se è vera l’equazione frasi negative = atteggiamento negativo, che proiettato nel futuro potrebbe significare orientamento al pessimismo, è a maggior ragione valida l’equazione frasi positive = atteggiamento positivo, orientamento ad una visione della vita più ottimistico e costruttivo.
Quante volte abbiamo ascoltato affermazioni del tipo :
” Cosa vuoi farci, va tutto male in questa società”
“ Solo a sentire certe cose mi scappa la voglia di vivere”
” Il mondo va a rotoli e nessuno se ne preoccupa”
“Tanto non cambia niente”
Se ci fate caso, quando incontriamo una persona, e ci fermiamo con essa solo per un saluto o per uno scambio di opinioni, ed esordiamo con la fatidica frase : “Come stai?” cosa ci sentiamo normalmente rispondere ?
“Mah,… così così…..”
“Va come deve andare“…
“Potrebbe andare meglio….”
” Si tira a campare…”
” E’ un periodo in cui tutto mi va storto” …..
Qualche volta, più raramente arriva un ” bene”….. magari in evidente contraddizione con il linguaggio del corpo, il modo con cui lo si pronuncia.
A volte mi chiedo se siamo sempre così scontenti nella vita, o se siamo invece facilmente preda di pensieri limitanti e debilitanti
Quanto sarebbe bello ed emozionante sentirci rispondere : ” Ottimamente!!” , “Splendidamente bene!!“, “Alla grande!!“, “Magnificamente!!”
I motivi che stanno alla base di tale risposte sono numerosi, e spesso si tende a rispondere un po’ negativamente perché magari si ha il timore che una risposta decisamente positiva, ci possa poi far accadere qualcosa di negativo. (scaramanzia). Oppure perché per via dei messaggi ricevuti nella nostra infanzia e nella crescita abbiamo sviluppato uno stile esplicativo pessimistico (che però sappiamo si può rovesciare trasformandolo in ottimistico) .Credenze, ma sempre credenze negative e debilitant.
L’Ottimismo ci insegna che tutto nasce nei nostri pensieri, dalle credenze (più positive), da come rispondiamo a noi stessi di fronte ad un evento, e che tutto questo determinerà conseguentemente il nostro modo di agire (o non agire.
Eventi della vita: spesso sentiamo di fatti e di eventi decisamente non positivi, che purtroppo, va detto, sono parte dei nostri vissuti all’interno della società, come incidenti, malattie, catastrofi naturali, cattiverie, reati, ecc..Non abbiamo la facoltà di evitare il male, che come il bene rappresentano la doppia natura dell’esistenzaMa possiamo, se lo vogliamo, cambiare l’orientamento dei nostri pensieri, il nostro linguaggio, la natura delle nostre affermazioni (negative/positive)
Es : (N) “Va tutto male” - (P) “non tutto funziona come dovrebbe”
(N) “Mezzo vuoto” - (P) ” mezzo pieno”
(N) ” Una spia“ - (P) ” Un informatore”
(N) “Male“ - (P) “non bene”
(N) “Ignorante“ - (P) ” non informato”
(N) “Tutto negativo” - (P) “non tutto positivo”
Torniamo ora a focalizzarci sugli eventi della vita:
Proviamo per un attimo a pensare che nello stesso momento in cui è avvenuto un furto nel negozio a noi vicino, in un altro angolo del pianeta, una coppia è riuscita ad avere un figlio dopo vent’anni di terapie contro la sterilità, dopo innumerevoli vani tentativi, che da un’altro angolo del mondo Maria e Paolo, fratello e sorella, che si sono persi di vista all’epoca della seconda guerra mondiale, si sono ritrovati, dopo quarant’anni, e sono intenti a festeggiare l’avvenimento!!
Che la nonnina di centonove anni sta per essere festeggiata da figli, parenti, nipoti, pronipoti, amici, conoscenti, mentre si appresta a spegnere le centonove candeline!!
Per concludere queste mie osservazioni sul linguaggio, desidero ricordare un’affermazione del poeta Inglese John Milton che potrebbe aiutarci a riflettere su quanto affrontato in queste considerazioni :
“La mente è sede a se stessa ed ha in sé il potere di fare del cielo un inferno, e dell’inferno un cielo”
Un saluto a tutti!
A Cura di Giovanni Raimondi,Autore de “Il Potere dell’Ottimismo”

sabato 15 novembre 2008

Uno su mille..

Ieri sera sono andato insieme alla mia fidanzata e un pò di amiche al concerto di Gianni Morandi...uno come me, dopo che si è fatto TUTTI i concerti dal 1990 ad oggi di Vasco Rossi, uno che ha cantato e ballato insieme ai vecchi Litfiba, Ska-P...ect, si è felicemente ritrovato a cantare insieme ad un mito della canzone italiana.

A parte della bravura e l'umanità di quest'uomo, invidiabili da qualsiasi essere umano, vorrei parlare della canzone che ha chiuso il concerto: "uno su mille". La canzone, definita da lui stesso preferita.
La parole, di Franco Migliacci e R. Fia...perdonatemi ma non conosco il nome...parlano di una persona che toccando il fondo è riuscita a rialzarsi e a vincere la sua sfida personale.
Quante volte ci è capitato di sentirci a terra, di vedere gli ostacoli insormontabili...di sentirci dire da qualcuno: "sei un fallito!" Bene, a me è capitato diverse volte. Ogni tanto rispondevo,in altre situazioni non sapevo nè come difendermi, nè come contrattaccare. Comunqua sia, bene o male sono sempre riuscito a prendere il bene da quelle parole. Ho letto nella frase:sei un fallito, uno sprono, una spinta che all'inizio può sembrare dolorosa e disarcionante; poi ho imparato a cavalcare questa onda, ho imparato a vedere ciò che è stato  positivo nelle mie scelte, ho ripensato ai miei sbagli e li ho analizzati dal giusto punto di vista: dall'alto, dall'esterno...anche perchè oramai facendo essi parte del mio passato non possono più influire in alcun modo nella mia vita presente e futura; mi danno l'insegnamento giusto a non ripetere certe scelte, niente di più.

Ora che sono praticamente all'inizio del mio nuovo cammino e non sono ancora arrivato da nessuna parte, sto già avanti anni luce da quelle persone che cercavano di buttarmi a terra ma non hanno fatto altro che darmi una mano a farmi "spiccare il volo"

Questo mio pensiero è dedicato a tutti quelli che leggono questo blog per formarsi, a tutti i miei amici di face-book, a tutti i naviganti della rete che inciampano in questa mini avvallatura di positività che sicuramente farà bene.
Dicono che questa canzone sia magica, addirittura è riuscita a far risvegliare un ragazzo dal coma.
Non punto di certo a questo, però con queste mie parole e questa musica vorrei regalare un sorriso e spronare tutti quelli che ora si trovano a terra a RIALZARSI!!

Prima di imparare a comunicare bisogna imparare ad Ascoltare

Tra le abilità richieste al venditore, una spicca sulle altre: l’abilità di ascolto.

Le tipologie di ascolto possono ridursi a tre tipi:

  • Ascolto passivo : si verifica quando il ricevente (il venditore) non invia nessun feedback al proprio interlocutore (il cliente): si limita ad udirlo, e basta. Questa modalità, oltre a lasciare insoddisfatto l’emittente, non permette al ricevente di cogliere gli aspetti dell’altro che potrebbero essere importanti per la positiva conclusione dell’incontro di vendita.
  • Ascolto selettivo : viene  attuato dal ricevente quando quest’ultimo seleziona le informazioni che l’emittente invia, recependo quelle che, in qualche modo, ritiene essere interessanti, e scartando il resto. Anche in questa maniera, una parte importante del contenuto, in termini di informazione, viene irrimediabilmente perduto.
  • Ascolto attivo: è un ascolto pieno, presente, che evita il giudizio e coglie i contenuti e tutte le sfumature (verbali, paraverbali e non verbali) della comunicazione.


Consigli :

  • Mantenere un buon grado di contatto oculare;
  • La postura, se seduti, va orientata, protesa verso l’interlocutore:
  • Espressioni facciali che sottolineino interesse;
  • Ogni tanto assentire col capo, dire “capisco”, “certo”, “comprendo” e cose simili, che forniscono all’interlocutore chiari segnali di ascolto;
  • Ogni tanto riassumere, con parole proprie, ciò che è stato detto: “se comprendo bene, vuol dire che…).

I vantaggi dell’ascolto attivo sono immediatamente percepibili:

  • Rafforza (o crea) la relazione tra le parti;
  • Permette di cogliere tutti i contenuti, che poi il venditore potrà usare a proprio vantaggio;
  • Aiuta l’interlocutore ad aprirsi, e a parlare di ciò che conta veramente, per sè;
  • Facilita la presentazione del prodotto, in quanto il venditore può personalizzarla al massimo, sulla base di tutti gli elementi che ha recepito;
  • Crea un’atmosfera positiva, e dunque massimizza le possibilità di chiusura della vendita.

ERRORI DA EVITARE :

  • Interrompere;
  • “leggere nel pensiero” e terminare la frase prima dell’emittente;
  • assentarsi con la mente, divagare, mentre l’altro sta parlando.

E tu, sai trarre tutto il possibile dai dialoghi con i tuoi clienti?

A Cura di Cesare D’ambrosio,
Autore di “Tecniche di vendita”

venerdì 14 novembre 2008

L’importanza di avere un atteggiamento vincente


E’ importante conoscere il proprio prodotto e quello della concorrenza, le dinamiche del mercato e le esigenze specifiche almeno dei clienti più importanti.

I venditori di maggior successo  hanno una visione del business leggermente diversa da quello dei loro colleghi di minor successo.

Questi professionisti pur dimostrando talvolta qualche frustrazione perchè non riescono a chiudere tante vendite quante desidererebbero, o perchè i loro clienti a volte non si fanno trovare, oppure ancora per problemi di pagamento, lo fanno senza lamentarsi, senza vittimismo, senza compiangersi, senza addossare la responsabilità degli insuccessi alla propria azienda che non capisce il mercato, al prodotto che è inadeguato, alle politiche commerciali poco accattivanti.

Non si lamentano mai!!! Non polemizzano!! Agiscono!!
Questa mentalità è piuttosto rara.
E’ evidente che questo gruppo di venditori possiede una qualità che altri non hanno: un’attitudine  vincente, e credo che ciò rappresenti un elemento importante nei loro successi.

Cosa significa possedere un atteggiamento vincente?

  • Un atteggiamento vincente significa rimanere focalizzati sui propri obiettivi di fondo, anche se i risultati di breve termine sono inferiori alle aspettative. Troppi professionisti della vendita perdono concentrazione sugli obiettivi di fondo, quando il risultato di breve soffre. Così facendo, si concentrano sul temporaneo “insuccesso” e ciò rischia di intaccare la fiducia in sè e nella propria professionalità, deprimendo ulteriormente le vendite. Rischiano di diventare ciò su cui si focalizzano.
  • Un atteggiamento vincente significa resistere all’impulso di colpevolizzare l’economia, la tensione competitiva in atto, la rigidità della propria azienda, quando le vendite non vanno come si vorrebbe. I vincenti si assumono la responsabilità dei propri risultati e si focalizzano su ciò che hanno il potere di controllare, contrariamente ai venditori mediocri che cercano di allontanare da sè la responsabilità dei risultati magri.
  • Un atteggiamento vincente significa esplorare e sperimentare sempre nuovi modelli di vendita. I professionisti eccellenti si tengono aggiornati, leggono libri e articoli, ascoltano corsi di vendita su cd o su podcast, si sforzano di variare continuamente il proprio approccio al paradigma commerciale nel tentativo di raggiungere livelli di efficacia sempre maggiori. Sono consapevoli del fatto che il mercato diventi più difficile ogni giorno che passa, e non perdono occasione di partecipare ad attività di training e formazione sulle tecniche di vendita. Sfruttano ogni occasione possibile per incorporare le tecniche  più attuali ed avanzate nel loro stile di vendita.
  • Un atteggiamento vincente significa evidenziare il valore del proprio prodotto o servizio. Contrariamente al venditore mediocre, quello vincente non si focalizza sul prezzo, perchè sa che, nella maggior parte dei casi, il cliente è maggiormente interessato a risolvere il proprio problema piuttosto che ad acquistare in assoluto al prezzo più basso disponibile. Mentre il venditore mediocre è solitamente piuttosto veloce ad accordare uno sconto ulteriore, il venditore vincente si concentra sul dimostrare al cliente che il proprio prodotto è diverso (o addirittura migliore) di quello della concorrenza.
  • Un atteggiamento vincente significa imparare da ogni trattativa condotta, in modo da capitalizzare sull’esperienza e migliorare continuamente. I vincenti colgono ogni occasione per imparare qualcosa di nuovo.
  • Un atteggiamento vincente significa entusiasmo, motivazione ed ottimismo. I migliori venditori che conosco sanno che dopo ogni temporale torna il sereno, e in caso di insuccessi, si riprendono immediatamente. Si focalizzano sul futuro e sui propri obiettivi, anziché sul passato e su ciò che non è andato bene in precedenza.

A Cura di Cesare D’Ambrosio,
Autore di 
“Tecniche di Vendita”

lunedì 10 novembre 2008

...concedetemi un piccolo furto...


La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. 

Il nostro tempo.  Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci; alcune sono più importanti di altre perchè formano il nostro carattere. 
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.          Cosa essere e cosa non essere.
 Ci insegnano chi vogliamo diventare.
 In tutto questo alcune persone, alcune cose, si legano a noi in modo spontaneo e inestricabile: ci sostengono nell'esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell'essere autentici e veri.
 E se significano veramente qualcosa ispirano il modo in cui mondo cambia. E si evolve. E allora appartengono a tutti noi e nessuno...

Dedicata a tutti gli iscritti al  corso di comunicazione che si sono diplomati ieri sera...

Massimo Pigliacampo 

domenica 9 novembre 2008

Combattere il rumore nella comunicazione

Continua il viaggio alla scoperta della comunicazione e dei suoi elementi. In questo articolo voglio parlare del RUMORE.

Innanzitutto bisogna precisare che il rumore non fa propriamente parte degli elementi comunicativi, però in un modo o nell’altro, entra sempre all’interno della comunicazione; infatti, come la scienza e la fisica riconoscono che in ogni esperimento o misurazione c’è l’errore, possiamo tranquillamente affermare che in ogni comunicazione c’è sempre un DISTURBO, ovvero il Rumore.

Possiamo avere due principali tipi di rumore: quello OGGETTIVO, che viene dall’ambiente e dalla vita che circonda il contesto comunicativo e quello SOGGETTIVO: la distrazione!

Mentre nel primo dei due, un comunicatore non può far altro che subirlo e in casi estremi interrompere la sua comunicazione; in quello Soggettivo, chi comunica può intervenire in maniera decisa e lo può anche sfruttare per ottenere maggiore successo!

Il peggior rumore che possiamo incontrare in una comunicazione in pubblico è il brusio: un perfetto, diabolico connubio tra la oggettività del suono di sottofondo e la soggettività data dalla distrazione di chi sta parlando in sottovoce.

L’arma migliore per richiamare il silenzio…è il silenzio stesso! Bastasemplicemente fermarsi nel parlare e vedrete come per magia che nella sala scenderà un silenzio assordante!

RISULTATO: La comunicazione riuscirà a ripartire con maggiore attenzione di tutta la platea con la soddisfazione di chi emette e di chi riceve le informazioni.

Per capire l’importanza del silenzio per richiamare l’attenzione, vi racconto cosa mi è capitato una volta all’università: immaginate una classe (soprattutto nelle “retrovie”) disattenta e che non riusciva a stare in silenzio; pur essendo composta da circa 30 persone, risultava molto difficile ai più comprendere la spiegazione della lezione.

Ad un certo punto, il professore stanco del brusio di sottofondo si è fermato nel parlare per un tempo stimato di 10 secondi….vi assicuro che sembravano un ETERNITA’! In quella classe universitaria in un attimo è sceso il gelo!

….Beh, come per magia, il professore dopo averci ringraziato per il rispetto ed il silenzio che è riuscito ad ottenere, è ripartito con la sua spiegazione ed è riuscito a concludere la sua lezione con successo e senza più nessuna interruzione.

Vi allego inoltre una immagine semplificativa allo scopo di rendere più facile la comprensione ed il ricordo dei due tipi di Rumore.

A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de
“I Segreti per Parlare in Pubblico”

venerdì 7 novembre 2008

Il potere dell'ottimismo

Dedico queste mie considerazioni a tutte le persone che desiderano vivere all’insegna dell’ottimismo (che è possibile imparare, come ci insegnano i maestri della psicologia positiva, primo fra tutti il Prof. Martin Seligman docente alla University of Pennsylvania).
L’ottimismo è un modo di vivere con una visione del mondo positiva. Gli ottimisti tendono infatti a guardare “il lato positivo delle cose” e ad assumere conseguentemente una reazione attiva e propositiva nei confronti di problemi, ostacoli, difficoltà.
Quello dell’ottimista è il classico modo di vedere il bicchiere mezzo pieno, in opposizione al pessimista che vede lo stesso bicchiere mezzo vuoto, è il modo di condurre l’esperienza di vita con la propensione nel vedere gli avvenimenti che ci accadono quotidianamente in un modo più fiducioso e costruttivo.
Parlando di ottimismo affrontiamo un argomento che mi sta molto a cuore, e del quale ho realizzato l’ebook formativo “Il potere dell’ottimismo”, che segna l’inizio di un mio percorso di crescita personale nell’ambito della formazione e del coaching, anzi, meglio: di Life Welness Coach:
Un’avventura entusiasmante, un modo di vivere ed aiutare nella crescita personale una moltitudine di persone, consentendo nel contempo il pieno raggiungimento degli obiettivi, conducendo uno stile di vita all’insegna di benessere, amore, serenità ed equilibrio.
Ottimismo e Coaching: un binomio perfetto, non solo per superare ostacoli e difficoltà, ma anche per poter raggiungere l’eccellenza in ogni ambito della nostra vita: famiglia, amore, lavoro, benessere, crescita personale, tempo libero, rapporti interpersonali
Nonostante i problemi, le difficoltà, gli impedimenti che a volte nel vivere quotidiano ci affliggono e ci rendono più dura l’esistenza stessa, vivere da ottimisti, con entusiasmo ed energia, ci aiuta veramente a perseguire gli obiettivi che più ci stanno a cuore. L’ottimista ha veramente una marcia in più che gli consente, in ogni momento, di fare la differenza.
Ho voluto portare questo mio argomento all’interno del blog per il motivo che molte persone pensano che il fatto di essere ottimisti o pessimisti rappresenti un tratto caratteriale immutabile dell’individuo. Non è così, almeno questo è il mio pensiero, sperimentato in primis su me stesso e suffragato oltremodo dal contributo offertoci da alcuni studiosi e specialisti del settore.
Proprio per questi motivi, organizzerò nel corso del 2009 Seminari full immersion ad hoc sull’Ottimismo!!
In questi ultimi anni mi sono spesso fermato un attimo a riflettere sull’argomento, e più di una volta mi sono posto alcune domande che molti di voi si saranno qualche volta già posti, come:
Perché alcune persone di fronte alle avversità della vita riescono a rialzarsi e a riprendere l’esistenza con entusiasmo, mentre altre invece, nelle identiche situazioni si bloccano e non riescono più a riprendersi ?
Per quale motivo solo una minoranza delle persone si realizzano pienamente nella vita ?
Per quale motivo non realizziamo i nostri sogni ?
Per quale motivo non siamo felici ?
E’ possibile diventare ottimisti modificando il corso dei nostri pensieri ?
Come poter fare per vivere con entusiasmo e realizzare i nostri obiettivi ?
Ho cercato di dare una risposta a questi interrogativi, ed è anche per questo motivo che vi annuncio con immenso piacere la nascita di un laboratorio di idee e di pensiero che ho chiamato appunto Accademia dell’ottimismo, con il quale cercherò di dare un tentativo di risposta alle domande sopracitate e naturalmente con il desiderio di poter dialogare con molti di voi, su argomenti finalizzati a sviluppare una maggior conoscenza ed esperienza verso tematiche legate all’ottimismo, alla motivazione, al benessere psico–fisico, all’autostima, alla comunicazione efficace, al pensiero creativo e positivo.
A tutte quelle tematiche che hanno la possibilità di farci gustare un’esistenza più serena e appagante e che ci ricordano quanto la vita sia una splendida occasione per realizzare i nostri sogni, per vivere più intensamente le nostre emozioni, per vivere con maggior gioia e serenità, nonostante tutto, questa nostra meravigliosa avventura terrena.
Quindi, per terminare queste riflessioni ti invito a: Vivere, scoprire, sognare, amare, crescere, elevarti, imparare, trasmettere, ascoltare, decidere, realizzare pienamente tutti i tuoi obiettivi.
Come anch’io cerco di fare, nonostante tutto, al fine di vivere l’esistenza quotidiana più intensamente, e con maggior consapevolezza imparando da tutte quelle situazioni che fanno della vita un variopinto e multiforme mosaico, nel quale amo giorno per giorno immergermi, vivendo quelle emozioni che rigenerano le nostre passioni e i nostri intimi sentimenti
Auguro a tutti una vita ricca di Gioia e Felicità

A cura di Giovanni Raimondi
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo

giovedì 6 novembre 2008

L'Importanza della stretta di mano


La stretta di mano è il gesto che più di ogni altro, accompagna la vendita. E’ l’ingrediente essenziale. Una stretta di mano può convogliare fiducia, onestà, oppure timore, debolezza, disinteresse.
In ogni modo, invia un segnale, sottile ma inequivocabile, segnale che è captato dal cliente.

Una stretta di mano efficace facilita la relazione tra venditore e cliente, aumenta il livello di fiducia reciproca, consente di gestire meglio ogni fase della trattativa di vendita.
La stretta di mano deve avere una certa consistenza e decisione. Potrà sembrare una raccomandazione ovvia, ma  è incredibile quanti venditori porgano una mano debole, superficiale, senza anima. Ciò “spegne” una enorme quantità di clienti, fin dalla primissima fase della trattativa di vendita.

Consigli :

  • Evitare la stretta d’acciaio.

La stretta deve veicolare un certo vigore, senza per questo “stritolare” la mano del cliente.

  • Evitare la tendenza inconscia a “tirare” il cliente verso di sè, nello stringergli la mano.

Questo può essere interpretato come una forma di aggressività, e le barriere difensive del cliente, nel corso della trattativa di vendita, possono salire di una tacca o due.

  • Guardare il cliente negli occhi.

Mentre gli si stringe la mano stabilire un buon contatto oculare, accompagnato da un sorriso. Un sorriso aperto e sincero ha il potere di trasformare uno sconosciuto in un amico. A parità di condizioni, tutti noi preferiamo acquistare da un amico.

In questi istanti, il linguaggio del corpo del venditore?

La postura deve essere eretta, e il venditore stia a circa un passo dal cliente mentre gli porge la mano. L’altra mano va tenuta fuori dalla tasca, e lo sguardo deve essere puntato sul buyer, completamente.
Consiglio :

  • Evitare l’approccio laterale (porgere la mano sempre di fronte) ed evitare di porgere la mano se il cliente è impegnato in una conversazione con qualcun altro.

Aspettare di avere la sua piena attenzione, prima di  tendere il braccio.

  • Quando l’incontro è finito, è tempo di un’altra stretta di mano. A questo punto, al venditore si offre l’occasione di lasciare un’ultima, importante impressione, che lavorerà inconsciamente a suo vantaggio, nella mente del buyer, per agevolare il processo di vendita.

Anche in questo caso la stretta deve essere decisa, sincera, con un buon contatto oculare.

La stretta di mano si rivela come un importante biglietto da visita, che è in grado di condizionare in maniera importante l’esito di un incontro di vendita.
Se il venditore stesso è entusiasta, motivato, deciso, convinto della bontà del proprio prodotto, certo delle proprie abilità e fermamente intenzionato a chiudere positivamente la trattativa, tutto ciò inevitabilmente viene veicolato durante la stretta di mano. Insicurezza, timori, titubanze, scarsa motivazione, trovano parimenti un veicolo di trasmissione efficace nella stretta di mano, che in questo caso renderà la trattativa di vendita molto più difficoltosa.

A Cura di Cesare D’Ambrosio,
Autore di 
“Tecniche di Vendita”

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martedì 4 novembre 2008

La forza delle passioni appassionanti

La passione è un indicatore molto forte ed importante del comportamento umano.
Essa ha una vibrazione energetica molto alta ed è capace di mettere in moto emozioni intense ed azioni che “lasciano il segno” (pensate alle persone o voi stessi che diventate improvvisamente capaci di superare ostacoli mentali o pratici giudicati insormontabili, spinti proprio dal seguire una vostra passione, es. un hobby o un’attività in cui credete intensamente e per la quale volete puntare al successo).
A causa di questa connotazione esiste un (ingenuo?) timore nei confronti della persona appassionata perché può diventare difficilmente controllabile. Si tratta di un condizionamento sociale che induce alla moderazione delle passioni e delle emozioni “adrenaliniche” e questo può limitare la libera espressione di una persona.La passione a volte è guardata con diffidenza… perché è “indisciplinata”.
Quando si vive un evento con passione la mente può andare in corto circuito, è vero. Questo, però, non vuol dire “perdere il senno della ragione”, ma semplicemente permettere l’espressione di capacità e facoltà che sono maggiormente collegate con le funzioni del nostro emisfero destro (preposto alle funzioni analogiche, creative, intuitive).
In realtà, la vera passione combina insieme intelletto e sentimento, ragione ed intuizione. Ad esempio, in un momento di intensa creatività è necessario l’intervento della razionalità perché questo turbine interiore possa uscire dal mondo immaginativo per esprimersi in un linguaggio comprensibile. In genere, la creatività è frutto di una passione ed ha bisogno di questa forza per esprimersi.In tal senso, la passione esprime l’energia della forza vitale che è in commensurata.
Quando ci appassioniamo a qualcosa riusciamo ad essere interamente centrati nella nostra forza vitale.Forse vi starete chiedendo come si fa a provare passioni intense.
Il primo passo è imparare ad usare in maniera intensa tutti i 5 sensi (gusto, odorato, udito, tatto, vista).
Il secondo passo è focalizzare l’attenzione su qualcosa che vi piace e sperimentarla fino in fondo.
Il terzo passo è riconoscere ed amplificare ciò che vi diverte.
Il quarto passo individuare chiaramente i vostri desideri.
E, a seguire, si possono apprendere e sperimentare altre modalità fino a far proprio l’effetto del vivere con passione: uno stato di benessere psico-fisico che è anche un ottimo “vaccino” naturale contro le influenze da stress!
Quando nei miei seminari enuncio i segreti per vivere “SessualMente e nella passione ogni momento della propria vita” capita che il linguaggio non verbale del corpo dei partecipanti esprima sgomento, divertimento, disagio o altro. (Per chiunque volesse approfondire l’argomento i miei prossimi seminari si terranno a Roma il 13 Dicembre e dal 17 al 20 Gennaio prossimo su una nave da crociera che farà la traversata Civitavecchia-Barcellona.)
Queste ed altre emozioni iniziali sono il motore principale per potersi salutare alla fine in maniera appassionata: ossia non solo con la mente ma anche con il coinvolgimento di cuore e corpo (es. una stretta di mano che esprime calore, o un abbraccio intenso, o un contatto con gli occhi che parla da solo della propria “presenza”, ecc. ).
Vivere SessualMente vuol dire non dimenticare, quando ci si relaziona con se stessi o con altre persone, che ciò che siamo, sentiamo e come agiamo ha sempre una connotazione sessuale, qualunque essa sia. Esserne consapevoli vuol dire appassionarsi a chi si è e a come si è. Se riconoscete qualcosa di voi che non vi piace diventa anche appassionante cambiarla!

A Cura di Maria Rosa Greco,
Autrice di “SessualMente

lunedì 3 novembre 2008

Come far crescere l’Autostima con le leve dell’entusiasmo e della passione


Avere una buona Autostima è fondamentale nella vita. L’Autostima è l’insieme delle percezioni che hai di Te stesso: come Ti vedi (bello o brutto), come Ti senti (importante o una nullità), come Ti ascolti (il famoso dialogo interno, le cose che Ti dici).

Insomma, l’Autostima è formata principalmente da come Ti percepisci, ma anche dalle convinzioni e dalle credenze che Ti sei creato durante tutto l’arco della Tua vita, in seguito alle esperienze che hai vissuto direttamente e, soprattutto, all’interpretazione che hai dato alle stesse.

Purtroppo, concorrono a creare o distruggere la Tua Autostima anche i giudizi delle persone che hai intorno: a casa, a scuola, nel lavoro, gli amici, gli amori, ecc.

Considero talmente importante avere una buona Autostima che nel mio ebook motivazionale Penso Positivo ho dedicato all’argomento un capitolo intero, con moltissimi esempi, strumenti ed esercizi pratici.

Una buona Autostima aiuta a superare i problemi
Solitamente, chi ha un’Autostima molto alta tende ad eccellere nella vita, è consapevole delle sue capacità, pensa sicuramente in positivo e non ha paura di sbagliare e, soprattutto, crede in se stesso ed in quello che fa.

Chi ha una buona Autostima, supera più facilmente i problemi che incontra sul suo cammino semplicemente perché è portato a vedere le cose in maniera positiva, ha fiducia nelle sue capacità, pensa e si focalizza sulla soluzione di un problema, anziché farsi “cavalcare” dallo stesso.

Aumenta la Tua autostima con le leve dell’entusiasmo e della passione
Nella mia vita ho scoperto che l’entusiasmo e la passione sono stati determinanti per creare ed accrescere l’Autostima. La mia e quella di molte altre persone che ho conosciuto.

Tra le altre cose, passione ed entusiasmo sono contagiosi, si propagano come una vera epidemia. Un’epidemia assolutamente positiva, che farei scoppiare molto volentieri nel mondo. Mettili in ogni cosa che fai e vedrai che accadranno due piccoli miracoli:

  1. passione ed entusiasmo si trasmetteranno alle persone con cui entrerai in contatto;
  2. con la passione e l’entusiasmo, anche la Tua Autostima aumenterà.

Come hanno fatto con me, l’entusiasmo e la passione aiuteranno anche Te a vincere e superare le molte prove della vita. Ti permetteranno di ottenere un maggior successo nel lavoro, nel sociale e nei rapporti umani. Se poi sai usare bene le due leve, anche di aumentare il Tuo reddito.

Ma soprattutto – la cosa più importante - se agisci con passione ed entusiasmo in ogni cosa che fai, in ogni iniziativa che intraprendi, in ogni momento della giornata, anche la Tua Autostima aumenterà. E’ impossibile, infatti, essere entusiasta della vita e mettere passione in quello che fai senza una sana Autostima, e viceversa.

L’entusiasmo e la passione, creano con l’Autostima un circolo virtuoso, che permette ai tre soggetti di autoalimentarsi a vicenda.

Più sei entusiasta e passionale della vita, più la Tua Autostima aumenta e si rafforza. Più la Tua Autostima aumenta, più metti passione ed entusiasmo nelle cose che fai. Sforzati di usare le leve dell’entusiasmo e della passione, sempre, e nel giro di poco tempo la Tua Autostima crescerà, raggiungendo risultati sorprendenti.

Banali come suggerimenti? Lo ammetto. Ma Ti faccio una domanda: che cosa preferisci, suggerimenti fantasmagorici e con effetti speciali che però non funzionano? Oppure suggerimenti banali, semplici, alla portata di tutti e che funzionano? Io non ho dubbi.

Anzi, già che ci sono, Ti “regalo” altri banali consigli per accrescere la Tua Autostima:

  • riscopri il piacere di amarti, di volerti bene anche se commetti degli sbagli. Tutti ne commettiamo, anch’io. Amati per quello che sei, anche se commetti degli sbagli. Solitamente chi non commette mai sbagli è perché non agisce, non prova a fare nulla d’importante nella propria vita;
  • accettati per come sei, non puoi essere perfetto. Nessuno di noi lo è. Eppure hai una peculiarità unica: la Tua personalità. Anziché compararla continuamente con quella degli altri, usala al massimo delle Tue potenzialità;
  • smetti di aver paura di non farcela, di sbagliare. Gli errori sono una parte naturale del successo e della crescita personale. Sono una componente fondamentale della vita e dell’apprendimento. Tutti ne commettiamo. Proprio la scorsa settimana ho scritto un bellissimo articolo su quello che chiamano “Fallimento”, leggilo.

Se Vuoi che il mondo intorno a Te cambi, non lamentarti, ma agisci. Giorno dopo giorno, goccia di Autostima dopo goccia, provaci e riprovaci ed ancora provaci. Impara a fare quello che più Ti piace nella vita, altrimenti Ti ritroverai frustrato ed arrabbiato con tutto il mondo che Ti circonda.

Termino con una bellissima frase di W. Clement Stone“Per quanto tempo dedichiate a raggiungere i vostri obiettivi, se non ci metterete tutto il vostro entusiasmo, non saranno mai altro che speranze”.

L’entusiasmo e la passione, le leve che fanno girare il mondo, ed anche accrescere la Tua Autostima.

Lasciami un commento al post e fammi conoscere come fai ad alimentare la Tua Autostima.

A cura di Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
Che aiuta le persone ha raggiungere un obiettivo in 5 passi

Autore di “Penso Positivo”