lunedì 26 gennaio 2009

il Manager di successo

Una delle caratteristiche principali di un Manager di successo è la capacità di entusiasmare i collaboratori, di dare loro la carica. Le persone che entrano in contatto con la figura professionale che ha questa caratteristica avvertono subito entusiasmo e voglia di fare.
Quando parli con questo tipo di Manager ti accorgi subito che crede nelle cose che dice e che fa. Ha la capacità di rendere fantastica anche la cosa più piccola. Ma come si acquisisce questa capacità?

Segreto n° 1: essere causativo. Per avere autorevolezza sulle persone devi avere sempre un comportamento causativo; cioè riconoscerti sempre causa quando qualcosa non riesce nel modo da te desiderato. Se di fronte ad un evento negativo tu ti metti in discussione attraverso la tua causatività, sicuramente rafforzerai la tua leadership nei confronti dei tuoi collaboratori.
La domanda che devi sempre porti di fronte a questi eventi è: “Cosa posso fare per….” “Come posso migliorare….” Non criticare mai gli altri per i loro comportamenti. Ove ciò accadesse non otterresti nient’altro che ferire l’amor proprio del tuo collaboratore e farlo allontanare da te. Egli continuerebbe ad eseguire ciò che gli dici di fare, ma non avrebbe più ammirazione per te.

Segreto n° 2: essere credibile. Devi sapere sempre quello che stai facendo. Le persone che ti sono vicine devono rispettarti perché le cose che dici sono sempre quelle giuste. Per essere credibili dovete essere anche competenti. Adesso ti faccio una domanda: “Quanto tempo dedichi alla tua formazione?”
“Nell’ultimo periodo, hai fatto dei corsi di formazione o letto dei libri sull’argomento?” Se la risposta è positiva, complimenti! Sei un Manager che per essere sempre competente si aggiorna e acquisisceti che utilizzano i grandi Manager di successo. Se vuoi crescere come Manager, devi colmare sempre le tue aree di incompetenza. Devi imparare costantemente cose nuove e adattarti con personalità al lavoro che svolgi.

Segreto n° 3: dimostra interesse verso coloro che ti sono vicino. Se ti interessi degli altri, loro dimostreranno interesse verso di te. Questo segreto è la regola principale che applicano i grandi venditori. Essi cercano sempre di interessarsi ai bisogni e desideri dei loro clienti. Fai anche tu come loro. Parla con i tuoi collaboratori, dimostra interesse verso le loro famiglie, informati su cosa fanno i loro figli e come si chiamano.

Forse ti stai facendo una domanda: “Ma cosa c’entra l’interesse verso i collaboratori con l’Arte del Manager?” Ti assicuro che c’entra e anche molto. Solo in questo modo potrai ottenere la massima collaborazione e produttività.

Devi solo fare attenzione che il tuo interesse non sia una finta ma sia un interesse reale. Interessatevi dei vostri collaboratori e riceverete in cambio la loro ammirazione e fedeltà. Tu conosci la storia, le ambizioni, la famiglia delle persone che lavorano con te?
Conosci il nome dei loro familiari? Ricorda sempre che un buon Manager cerca sempre di interessarsi delle persone che lo circondano, di capire le motivazioni giuste di ciascuno e le ambizioni personali. Solo in questo modo potrai gestire con successo le persone.

A Cura di Chiarissimo Colacci,
Autore di “L’Impresa Efficiente”

venerdì 23 gennaio 2009

I Segreti per affascinare

l successo di qualunque individuo non dipende tanto da ciò che gli altri pensano di lui, quanto da ciò che lui pensa di se stesso!

Ecco una serie di suggerimenti estremamente efficaci per raggiungere questo obiettivo:

Vesti bene e cura il tuo corpo: nonostante l’abito non faccia il monaco, certamente l’abbigliamento e la cura di sè influenzano la percezione sia dell’individuo stesso nei propri confronti, sia quella degli altri. Quando una persona è trasandata, muta (anche se a volte impercettibilmente) l’idea che si fa di se stessa, ed il proprio modo di interagire con gli altri. Accade l’opposto quando l’individuo cura il proprio aspetto fisico ed il proprio abbigliamento.

Cammina con decisione:Uno degli elementi tipici per percepire cosa un individuo pensi di sè stesso è osservarne l’incedere. E’ lento? Stanco? Sofferente? O è energico e deciso? Le persone che ben considerano sè stesse, solitamente camminano svelte. Hanno impegni, posti dove andare, cose importanti da fare. Anche se non si ha premura, si può accrescere la fiducia in sè stessi mettendo un po’ di pepe nella propria camminata. Aumentare del 25% la velocità dei propri passi fa sentire maggiormente importanti.

Adotta una buona postura: Come per la camminata, le posizioni che un individuo assume sono molto rivelatrici. Individui con spalle cascanti e movimenti letargici dimostrano un basso livello di autostima e fiducia in sè. Probabilmente non sono entusiasti di sè stessi e non si considerano importanti. Viceversa, movimenti decisi e postura eretta evidenziano considerazioni opposte riguardo a sè stessi. Assumendo posizioni erette ed aperte (mento e sguardo sufficientemente alti, contatto oculare con l’interlocutore, spina dorsale verticale, torace leggermente prominente, arti inferiori leggermente divaricati se si sta fermi o passi leggermente più lunghi del consueto se si è in movimento), automaticamente si genera un più elevato senso di autostima e di fiducia in se stessi. In aggiunta, si farà migliore impressione sugli altri.

Esercita gratitudine: quando ci si focalizza troppo su ciò che si desidera, la mente crea motivi per i quali tali desideri non possono avverarsi. Ciò porta a soffermarsi sulle proprie debolezze. Uno dei modi migliori di evitare ciò è rappresentato dall’esercitare gratitudine. Dedica alcuni minuti al giorno per elencare mentalmente tutto ciò che possiedi e hai ottenuto, e siine grato. Ricorda i tuoi successi, le tue abilità, i tuoi momenti positivi, e ringrazia per ciò (te stesso, i tuoi genitori, una divinità). Sarai sorpreso di quanto ciò contribuirà ad elevare la tua autostima, e ne ricaverai ulteriore forza per proseguire sul tuo cammino.

Complimentati con gli altri: quando un individuo pensa in negativo su se stesso, spesso proietta tale percezione anche su chi lo circonda, sotto forma di malignità o pettegolezzi. Per spezzare questo ciclo di negatività assumi l’abitudine di lodare gli altri, per tutto ciò che di buono hanno fatto o stanno facendo. Così facendo diventerai benvoluto e ciò aumenterà la tua autostima. Inoltre, nel processo del cercare il buono negli altri aumenteranno le tue capacità di trovare il buono in te stesso.

Siedi in prima fila: spesso nelle scuole, alle conferenze, alle assemblee le persone tendono a sedersi in fondo alla sala. Molte persone preferiscono le ultime file in quanto desiderano evitare di farsi notare. Ciò riflette frequentemente una mancanza di autostima. Decidendo di sedersi in prima fila, si supera questo timore irrazionale e si costruisce l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità. Si è anche maggiormente visibili alle persone importanti che intervengono in qualità di insegnanti od oratori.

Parla: talvolta, durante discussioni di gruppo, alcune persone rimangono in silenzio, per il timore che i loro argomenti siano giudicati sciocchi o poco pertinenti. Questo timore non è giustificato: di solito le persone sono più orientate alla benevolenza di quanto normalmente si ritenga. Facendo uno sforzo per parlare in ogni discussione di gruppo, si migliora il proprio eloquio, si diventa più fiduciosi e ci si fa maggiormente apprezzare. Tutto ciò contribuisce all’autostima.

Fai esercizio fisico: seguendo lo stesso principio della cura per l’aspetto esteriore, la propria forma fisica ha un impatto importante sul livello di autostima. Chi è fuori forma generalmente avverte insicurezza, si sente respinto, e vive con un livello di energia inferiore. Viceversa, l’esercizio fisico migliora l’aspetto, rende maggiormente energici, e consente di svolgere meglio i propri compiti. Esercitare la disciplina per svolgere esercizio fisico non solo fa star meglio fisicamente, crea anche un benessere psicologico che si riflette sull’immagine di sè.

Contribuisci: spesso le persone si trovano intrappolate all’interno dei propri desideri. Ci si concentra troppo su sè stessi e troppo poco sui bisogni degli altri. Se si smette di pensare a se stessi, focalizzandosi nel contempo su come si può contribuire al benessere degli altri si smette anche di preoccuparsi dei propri difetti. Più si contribuisce al benessere generale, più si è gratificati per ciò, e questo genera decisi incrementi nel proprio livello di autostima.

Evita i paragoni: un basso livello di autostima può anche essere prodotto da un ambiente che ponga troppo enfasi sul successo e sul raggiungimento personale, secondo parametri che a volte possono essere del tutto arbitrari (carriera, ricchezza, possesso di beni materiali). In realtà, ogni persona è diversa da tutte le altre, e possiede attributi unici; ogni individuo è un prototipo. Su questa base, si può rinforzare la propria autostima evitando di comparare sè stessi con altri individui (che magari, apparentemente, appaiono come persone di maggior caratura) valorizzando invece i propri punti di forza ed i propri successi, di qualunque dimensione siano e in qualunque area siano stati conseguiti.

Sorridi spesso: prova a sorridere e, contemporaneamente, ad avere pensieri negativi o pessimistici. Ti accorgerai che non è possibile, se il sorriso è sincero. La mente umana riesce a concentrarsi solo su pochi elementi per volta, ed il sorriso monopolizza queste unità di attenzione, sottraendo risorse ad altre emozioni. Inoltre, chi sorride spesso vive letteralmente in un ambiente biochimico diverso da chi sorride raramente, in quanto la gaiezza libera neuropeptidi che elevano ulteriormente il livello del benessere. A sua volta, ciò incide positivamente sull’autostima e sulla fiducia in se stessi.

Impara dai tuoi errori: spesso, in ciò che le persone svolgono (specialmente per quanto riguarda l’attività lavorativa, ed in particolare la vendita) non tutto va sempre per il verso giusto. Si sbaglia a fare un acquisto, si prende una decisione sbagliata, si rovina una relazione, si perde un cliente. In tutti questi casi, l’atteggiamento più frequente è quello della colpevolizzazione, della ricerca del capro espiatorio, delle autoaccuse.

In realtà, ciò che viene chiamato “errore” è semplicemente un passaggio obbligato verso l’apprendimento, una informazione di grande valore su cosa non fare più, in quanto non produce i risultati attesi. Soprattutto nella vendita, è frequente l’innescarsi di circoli viziosi, scatenati da elementi del tutto casuali. Il venditore effettua alcune visite, nel corso delle quali, per vari motivi, non vende, ed ecco che inizia a mentalizzarsi su una serie di pensieri pessimistici, che minano alla radice la propria autostima.

“Non sono più capace a convincere i clienti, il mercato è oramai troppo cambiato per la mia esperienza, la concorrenza mi sta schiacciando, sono diventato troppo morbido nelle trattative”. Tutto questo ha un effetto deleterio sull’autostima del venditore stesso, le prestazioni del quale iniziano a calare. Nuove accuse a sè stesso, nuovo ribasso di autostima, e così via.

L’approccio efficace è casomai quello che parte da un’analisi fredda e sincera dei motivi che non hanno consentito di chiudere gli ordini (il cliente non ha liquidità, il prodotto è nuovo e non ancora sufficientemente testato, non sono riuscito ad anticipare il mio concorrente, questa volta non sono stato efficace nell’effettuare la chiusura al momento giusto). La mossa successiva è rimuovere gli ostacoli (ovviamente quelli che dipendono in prima persona dal venditore) e riaffrontare la situazione, con entusiasmo e determinazione a concludere positivamente la vendita stessa.

A Cura di Cesare D’Ambrosio,
Autore di “Tecniche di Vendita”

giovedì 22 gennaio 2009

Lavoro ed ottimismo

Oggi desidero affrontare l’argomento lavoro, che, se analizzato sotto il duplice aspetto, ovvero quello dell’ottimismo e dell’intelligenza emotiva, può senz’altro
Offrire spunti di osservazioni decisamente interessanti.

L’argomento lavoro è importante per i vari aspetti che ne definiscono la natura, gli aspetti, i contesti e le relazioni con i colleghi e i superiori. Per il lavoro impieghiamo una porzione non indifferente del nostro tempo, quindi poterlo vivere con serenità e soddisfazione, ottenendo la giusta collaborazione dei colleghi e rapportandosi adeguatamente e positivamente con i superiori, ci permette di vivere con maggior interesse e partecipazione nello svolgimento della nostra attività.

Lavorare è un dovere, quasi nessuno lo fa per hobby, lavoriamo per noi stessi e per poter mantenere adeguatamente la famiglia.
Ciononostante il lavoro ancora per una moltitudine di persone rappresenta un obbligo, un dovere spesso affrontato con scarsa partecipazione, se non con insofferenza, fastidio.
Il fatto di dover subire il lavoro è spesso dovuto al fatto di svolgere un’attività non scelta liberamente. Le conseguenze di questo fatto ci riconducono alle implicazioni relative alla qualità della vita e sul benessere psico fisico che si riversano sulla nostra persona.

Va invece rimarcato che quando il lavoro piace, la stanchezza che ne deriva, sia essa fisica o psicologica si riduce, diventa più sopportabile.
Ecco quindi che due fattori di assoluta importanza, ovvero l’ottimismo e l’intelligenza emotiva possono dare un’impronta positiva e creare un clima ottimale per vivere con partecipazione positiva, e fattiva collaborazione la giornata lavorativa. Anche per quei lavori che come dicevo poc’anzi, per molte persone sono ancora subiti e non liberamente scelti.
E’ proprio il fattore emotivo unito ad un sano ottimismo che portano un’attività ad essere piacevolmente affrontata, ed a produrre i migliori risultati.

In un interessantissimo saggio, dal titolo Lavorare positivo, gli autori, i coniugi Riccardo e Maria Ludovica Varvelli, imprenditori di successo oltre che docenti di consulenza organizzativa, scrivono: “Utilizzare l’intelligenza emotiva significa portare l’intelligenza nella sfera delle emozioni, comprendere l’interazione delle strutture cerebrali, dei nostri momenti di collera, di paura, di passione di gioia, ma soprattutto prendere atto di indirizzare le nostre inclinazioni emozionali”.

E ancora : “ Pensare positivo, riconoscere la funzione del cuore e della fantasia, razionalizzare gli elementi con logica e metodo, praticare l’emozione interpersonale , difendendosi dai filtri distorcenti dei propri timori, dei sistemi di coincidenze delle quali il nostro cervello ci vorrebbe prigionieri.
Ecco la nuova Eccellenza professionale, ecco la fusione tra QI e QE ossia tra quoziente intellettivo e quoziente emotivo, che consente l’espressione del potenziale individuale”.
Considerazioni che mi sento di condividere pienamente.

Anche quei lavoratori che presentano tratti ottimistici, come spiega il Prof. Martin Seligman, il propugnatore della psicologia positiva e dell’ottimismo, dai notevoli dati raccolti su molti lavoratori, in particolar modo coloro che hanno a che fare con il pubblico, i privati, gli acquisti e le vendite, riescono a produrre risultati migliori dei rispettivi colleghi con inclinazione al pessimismo.
Sorprendenti sono poi i risultati in termini di incremento di fatturato e di mantenimento dei clienti che i venditori ottimisti riescono ad ottenere rispetto ai loro omologhi pessimisti.
Molte Società, enti aziende e compagnie assicurative negli Stati Uniti utilizzano test e questionari per poter disporre di risorse umane e venditori ottimisti, ben sapendo che costoro riusciranno più agevolmente a produrre risultati di successo.

Ecco perché spesso, per raggiungere il successo in una professione non sono indispensabili notevoli bagagli di esperienze, quanto doti di abilità, passione, intelligenza emotiva e ottimismo.
Diventa sempre più importante, in un mercato che muta molto rapidamente e che solo in parte tiene conto dell’esperienza e delle capacità, attingere a queste due formidabili risorse che integrandosi tra di loro portano successi oltre ad un clima positivo ed una maggior soddisfazione nell’affrontare il lavoro.

La psicologia ha affrontato in molti studi i risultati derivati da dall’io cosciente ma troppo pochi all’azione del secondo sul primo, come sostiene Seligman.
In definitiva, riuscendo a portare ed a gestire convenientemente capacità, intelligenza, emozione, ottimismo in una professione, contribuiamo a costruire quella che gli esperti chiamano “alfabetizzazione emozionale”.

Anche nella mia professione di vendita nei settori industriali posso evincere come questo mix rappresenti il vero motore propulsivo che mi permettere di ottenere risultati e vivere serenamente, con benessere, gli aspetti quotidiani dell’attività. Un’ultima considerazione va fatta sul senso di appagamento e di utilità che una professione porta al lavoratore che affronta il lavoro con le caratteristiche sopraevidenziate.

Il senso di utilità che alla sera di ogni giornata lavorativa ci lasciamo alle spalle, cercando di lasciare il lavoro, i colleghi, i superiori con quel Senso di appagamento che la giornata stessa ci ha lasciato; un continuo valore aggiunto e buon umore che riversiamo poi in ambito famigliare, ed un conseguente arricchimento personale e sociale.
Desidero ora terminare con una frase di Leo Buscaglia che mi piace molto :
“Non vi è sentimento più dolce di quello di sentirsi esauti dopo la vittoria, e di essere pronto a ricominciare”

Un saluto a tutti!

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo”

martedì 20 gennaio 2009

Cosa vuol dire: "guardare negli occhi ?"


Hai mai sentito parlare di segnali di accesso oculari? Questo è un termine utilizzato da chi studia e diffonde la Pnl, Programmazione Neuro Linguistica.
I segnali di accesso oculari sono dei movimenti degli occhi che ci consentono di capire a quale sistema di riferimento il nostro interlocutore sta accedendo, ci consentono di capire dunque se stò accedendo a un sistema visivo, auditivo e cinestesico.
Questo, grazie ad una adeguata calibrazione, ci permette di entrare nel modo di pensare del nostro interlocutore e, quindi, di entrare in rapport con lui.
Lo schema, generalmente è questo :

E questo è il significato di tutti gli stimoli
Vc vuol dire Visivo Costruito, una cosa che ci stiamo immaginando (è possibile osservare questa reazione ponendo al nostro interlocutore domande come ”come te li immagini gli alieni?”)
Vr vuol dire Visivo Ricordato, un immagine che abbiamo già visto e stiamo ricordando (è possibile osservare questa reazione ponendo al nostro interlocutore domande come ”come è fatta la tua casa?”)
Ac vuol dire Auditivo Costruito, un suono che stiamo creando (è possibile osservare questa reazione ponendo al nostro interlocutore domande come ”come te li immagini i suoni che facevano i Dinosauri?”)
Ar vuol dire Auditivo Ricordato, un suono già sentito e che stiamo ricordando (è possibile osservare questa reazione ponendo al nostro interlocutore domande come ”quale è la tua musica preferita?”)
K vuol dire cinestesico, tutte le sensazioni corporee ed emozionali
Ad infine è il dialogo interno
Qualcuno ha detto ”Gli occhi sono lo specchio dell’anima” ed aveva ragione, guardando negli occhi il proprio intelocutore si capiscono tantissime cose. E’ guardando negli occhi una persona che riusciamo a capire cosa ci vuole dire.

A cura di Rocco Petrigliano

lunedì 19 gennaio 2009

Le strette di mano nella Comunicazione Non Verbale

Nelle relazioni le strette di mano rivestono un ruolo importante in quanto ci permettono di comprendere una serie di importatanti elementi che riguardano il nostro interlocutore.

Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il superlogico (o supercalcolatore).

1) Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.

2) Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).

3) Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.

Esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore. Immaginate due che vanno in ruolo down:a) dove andiamo stasera?b) dai decidi tua) ma no dai, decidi tub) no no….decidi tua) no dai…decidi tub) ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione. Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.

a) stasera voglio mangiare una pizza
b) no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco
a) no! Io preferisco la pizza!
b) Non ci capiamo: io voglio pesce!
a) sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!!
b) Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?
Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro. Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.

1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza
Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.
2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente
Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.
3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione
È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta. In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’
Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.
Vincenzo Fanell

giovedì 8 gennaio 2009

Quattro passi intorno al blu



"Buon giorno, splende e risplende il sole su Plan de Corones!"Questa era la tipica frase della vacanza che ogni mattina dai microfoni dell'albergo,risuonava nellenostre orecchie.Sono più che sicuro che quella frase, ormai entrata a far parte delle "parole comuni" della famiglia, ci dava la giusta forza per affrontare la giornata di sci con il maestro.Per carità, anche quelle colazioni infinite,buonissime ed iper-iper proteiche facevano la loro parte; però quelle parole ripetute più volte nell'arco di mezzora facevano più effetto di mille caffè,non a caso era molto strano vedere che noi bambini alle ore 8:30 eravamo puntuali e pronti per prendere il pulmino con un unica differenza: la scuola non era quella di sempre, ma quella di sci!Purtroppo gli anni passano, ed invece che sentirti le parole dolci di una voce femminile che ti svegliano, ti senti il tuo amico con voce dall'oltretomba che ti chiama: SVEGLIA!! C'è un sole spettacolare...oggi si va a fare i quattro Passi!!Oggettivamente 15 anni fa il risveglio era più dolce;anche perchè la sera prima non eri sceso mezzo ubriaco da una montagna con uno slittino dopo innumerevoli giri di grolla.Però, nonostante l'età, nonostante le serate completamente diverse,l'entusiasmo è lo stesso di quando eri bambino.Questo rende una vacanza in montagna sempre speciale, non a caso, già alle 8 in punto siamo in macchina da Cortina in direzione Arabba imbottiti di merendine, cioccolate e con gli AC/DC a palla.Penso che anche loro, anzichè essere dentro un cd ad urlare a squarciagola, starebbero molto volentieri a guardare fuori il paesaggio e le mille tonalità di rosso che le rocce delle 5 Torri assumono ad ogni diversa prospettiva.Purtroppo non fai neanche in tempo a pensarlo perchè i bei viaggi finiscono subito; infattigià siamo arrivati ad Arabba, felici e stupiti nel vedere che persino il vigile urbano è sorridente e ti consiglia il parcheggio giusto per evitare di fare tanta strada a piedi per il ritorno.Alle 9:15 si parte: Sella Ronda Arancione.Quattro Passi per girare intorno al Monte Sella,quattro ragazzi e ragazze che si sono incontrati chi per amore, chi per amicizia, ma che sono accomunati da uno stesso obbiettivo: tornare dopo anni e da bravi sciatori a fare quello che gli esperti del settore considerano "l'ingresso nella società" degli amanti dello sci.Parliamoci chiaro, tutti hanno affrontato piste più difficili di quelle che si trovano lungo la Sella ronda,ma vogliamo parlare dell'emozione che si prova nello scendere le valli, risalire i monti, prendere il sole e mangiare ottimi piatti tipici ed accorgersi che ad ogni minuto che passa...il cielo è sempre più blu?!E poi, se proprio vogliamo essere onesti: non ci sentiamo un pò tutti Alberto Tomba,o la Compagnoni mentre scendiamo lungo la Sasslong?In ogni modo, "la ronda" continua: a destra il Sella ci accompagna lungo le discese; il sole, insieme alla ottima musica che esce dalle casse degli impianti di risalita, ci porta verso la chiusura del cerchio, e l'ultima discesa. Dopo 16 impianti di risalita, 30 Km percorsi con gli sci ai piedi, ed un dislivello affrontato di 5369 Metri..(la Sky performance sul sito www.Dolomitisuperski.com è roba grossa!),torniamo alla nostra auto felici, con la pelle tirata dal sole e tutti e quattro con unico pensiero: Puoi girare per terra,per mari e per cieli...ma se vai con gli sci ai piedi, è inutile girare il mondo: divertiti la sera, fatti una bella dormita e con le parole di "Splende e risplende il sole su Plan de Corones"..lanciati verso una nuova giornata di sole, divertimento..e tanto, tanto Dolomiti Superski!

domenica 4 gennaio 2009

Buon 2009!!

Si riparte alla grande con il nuovo anno! Ci saranno molte novità sia per quanto riguarda i nuovi articoli sulla formazione, che per i nuovi corsi di comunicazione dell'edizione 2009.
Nel frattempo godiamoci questi ultmi giorni di festa tenendoci pronti: SI RIPARTE!