venerdì 27 febbraio 2009

La voce....ed i gesti!

Interessante articolo da un sito di un doppiatore sull'uso della voce e dei gesti:

"Nel bellissimo film di Ridley Scott “Un’ottima annata” con Russel Crowe, Marion cotillard (incantevole) e Valeria Bruni Tedeschi, il protagonista bambino viene accusato dal nonno di “dimenarsi come un italiano“.

Il film è ambientato fra la Provenza e la Gran Bretagna.

Nella scena alla quale alludo Max Skinner ha circa dieci anni e perde una partita di tennis contro il vecchio zio, che appunto lo accusa di “dimenarsi come un italiano“.

Non c’è mai stata molta simpatìa fra noi e i nostri cugini d’oltralpe, questo è noto. Ma se gli sceneggiatori del film hanno deciso di inserire questa frase, è sicuramente perchè fra le cose belle che pensano di noi all’estero, c’è anche questa.

E dunque noi italiani tenderemmo a dimenarci.

Può essere vero.


Ci sono regioni in Italia dove in più di altre si tende ad utilizzare molto il linguaggio del corpo. Io stesso quando parlo muovo le braccia e le mani nell’intento di stigmatizzare i concetti che esprimo con la bocca. Un ausilio alla comunicazione verbale, direbbe un sociologo.

Ma ci sono frangenti in cui la comunicazione non verbale è funzionale a quella verbale, anche quando il corpo non si vede.

E’ il caso degli speaker e doppiatori.

Avete mai provato a dire qualcosa senza muovere un solo muscolo del corpo? La voce suonerà esattamente come il nostro corpo: ferma, spenta.

Provate invece ad evidenziare un suono con un gesto. Il suono risulterà più pieno, più bello, più completo.

Il microfono non rileva certo i nostri gesti, ma registrare muovendosi è quasi indispensabile. C’è chi si sbraccia,c’è chi muove i piedi avanti e indietro, c’è chi con le mani fa gesti assurdi, che presi da soli non comunicano proprio niente, ma sono perfettamente funzionali alla comunicazione verbale.

Quando ho iniziato a lavorare come speaker per la pubblicità mi vergognavo molto. Dall’altra parte del vetro c’erano delle persone che mi guardavano, e non mi andava di muovermi. Preferivo stare piuttosto immobile, anzi mettevo le mani dietro la schiena, una dentro l’altra, come i vigili a Milano.

E manco a dirlo il risultato era mediocre.

Poi ho imparato a muovermi, a fregarmene di quel che facevo col corpo perchè in fondo il risultato vocale era più importante.

Ora sono orgoglioso di dimenarmi come un italiano, di urlare con le braccia, di evidenziare coi gesti quanto dico con la bocca.

Il nostro lavoro è anche questoo.

E se i doppiatori più bravi del mondo sono quelli italiani….. un motivo ci sarà!"


Per approfondire:
I segreti per parlare in pubblico
Voce da speaker

La voce.... lo strumento perfetto!

Una sala buia. Un leggio. Un cono di luce illumina la pagina di un libro. Una voce legge un brano del libro, ed e’ subito spettacolo. Quella voce, di volta in volta grintosa e piena di mordente, morbida e calda, grottesca e ironica, rotta e drammatica, neutra e fredda, modulata e melodiosa, ci prende per mano e ci guida lungo i sentieri poco battuti dell’immaginazione.

Schiavi della televisione, giorno dopo giorno uccidiamo la fantasia. Affondati nei cuscini di una poltrona o di un divano, restiamo come ipnotizzati davanti allo schermo acceso e subiamo passivamente il bombardamento d’immagini senza poter intervenire a governare il flusso emozionale derivato da quelle immagini se non con l’uso del telecomando per cambiare canale o per spegnere l’apparecchio.

Quanti di Voi invece ricordano le trasmissioni radio? Gli sceneggiati che venivano trasmessi negli anni 50/60….Le immagini dovevano essere create da noi di volta in volta. Immaginavamo l’ambiente, i movimenti degli attori, le loro espressioni, le fattezza dei volti. La radio era pura creativita’. Quelle voci disincarnate che ci accarezzano l’orecchio ci inducevano e ci inducono a riflettere e a proiettare la mente oltre le frontiere del quotidiano. Il pensiero viaggia nei territori inesplorati della fantasia fino ad approdare in terre sconosciute, in scenari incantati che solo l’immaginazione e’ in grado di proporre con tanta vivezza. La radio e’ partecipazione, la televisione, al contrario, la si subisce.

Lo spettacolo di una voce che recita un brano di un libro e’ altrettanto partecipativo. Quella voce piena di mordente ed espressivita’ e’ in grado di accendere l’immaginazione dell’ascoltatore e gli restituisce intatta l’autonomia del cervello. Quanto piu’ quella voce senza corpo e’ coinvolgente tanto piu’ la fantasia cosi’ innescata crea immagini, inventa suoni, evoca emozioni, in un film mentale di cui l’ascoltatore e’ l’unico regista. Naturalmente il prodigio avviene se la voce narrante e’ calda, modulata, capace di dare mordente ed espressivita’ alla parola letta, mentre sarebbe soltanto irritante e controproducente una lettura sgrammaticata, monocorde, senza partecipazione.

Con un po’ di buona volonta’ tutti sono in grado di saper ascoltare, come tutti sono capaci d’imparare a leggere, ma pochi sanno diventare lettori. Allo stesso modo, tutti possono imparare a suonare uno strumento musicale, ma pochi possiedono il talento di diventare concertisti. Ecco, la voce puo’ essere assimilata ad uno strumento musicale. Bisogna imparare a suonarlo. Per mettere a punto il proprio strumento, innanzitutto, occorre registrare alcune componenti importanti senza le quali la voce non puo’ esprimersi al meglio. Il primo elemento da sistemare e’ l’uso corretto della respirazione. Se vogliamo farci ascoltare, dovunque ci troviamo, dobbiamo imparare a usare il diaframma.

E’ infatti il diaframma che da’intensita’, sonorita’ alla voce. Il secondo elemento e’ la corretta impostazione della voce. Il suono, creato dal fiato che fa entrare in vibrazione le corde vocali, per uscire all’esterno ha bisogno di essere amplificato. Abbiamo diverse camere di risonanza: il cranio, il naso, la gola, ma non ci deve essere la prevalenza dell’una rispetto alle altre, il timbro che ne scaturirebbe non sarebbe corretto. C’e’ la necessita’ di un assoluto bilanciamento delle casse armoniche. Soltanto in questo modo, con il timbro cosiddetto di petto, siamo in grado di avere una voce correttamente impostata, per nulla sforzata e che non si stanca facilmente. Abbiamo un obiettivo da raggiungere: quello di una voce piena, chiara, sicura. La pienezza si raggiunge con la respirazione e l’impostazione corrette.

La chiarezza con una corretta articolazione. La sicurezza, con la conoscenza delle proprie potenzialita’ e con il lavoro posto in atto per realizzarle. Nonostante gli sforzi, potremmo ancora non essere soddisfatti della nostra voce. Potrebbero esserci delle disfonie che vorremmo eliminare. Se la nostra voce e’ troppo sottile, acuta, tremolante, querula, chioccia, intubata, gutturale, nasale, rauca e via dicendo, nessun timore. Se i difetti sono imputabili a cattive abitudini contratte negli anni, esistono esercizi d’ortofonia mirati a superare queste disfonie. Se i problemi sono di natura organica, gli esercizi non sono sufficienti, occorre l’intervento di un foniatra esperto o di un logopedista.

Sistemato il timbro, proprio come uno strumento musicale, e’ necessario accordare la voce secondo il suono corretto delle vocali e delle consonanti (fonetica) e secondo la corretta pronuncia delle parole italiane (ortoepia). Finalmente il nostro strumento e’ pronto per essere impiegato. Adesso occorre imparare a suonarlo.

La moglie trova un bigliettino con su scritto un nome di donna nella giacca del marito. Alla sera, come il marito mette piede in casa, la moglie gli sferra una padellata in testa.Il marito: "Ma che fai? Sei impazzita?" La moglie: "Ah, io sarei pazza!!Ho trovato un biglietto nella tua giacca!" Il marito: "Ma no, che vai pensando! E’ il nome di un cavallo sul quale io e i miei amici abbiamo fatto una scommessa. Non e’ una donna". La moglie: "Ah, scusami, non volevo… sai com’e’ la gelosia!" Il giorno dopo il marito torna a casa, apre la porta e subito dopo gli vola un’altra padellata sulla testa. Il marito: "Un’altra volta?! E adesso che e’ successo?" La moglie: "Ti ha telefonato il cavallo!"

Se tu che mi leggi possiedi un minimo di senso dell’umorismo, immaginandoti la scena, ti sara’ scappato almeno un mezzo sorriso nel leggere questa barzelletta. Bene, adesso ti domando: saresti in grado di ripeterla ad un gruppo di ascoltatori? Forse davanti ad un familiare o agli amici, non avresti alcun timore. Di fronte ad un pubblico d’estranei, soprattutto se non sei un esibizionista, avresti delle difficolta’. Mi sai dire perche’? La prima risposta che ti verrebbe in mente sarebbe "un attacco d’ansia" strettamente collegato al timore di metterti in gioco davanti a un pubblico.

Lasciamo da parte l’ansia da prestazione, analizziamo invece la vera difficolta’ di comunicazione cui andresti incontro senza alcuna preparazione in merito. Se ci pensi bene la barzelletta rappresenta un banco di prova non indifferente; raccoglie in se’ i tre livelli della comunicazione (verbale - paraverbale - non verbale) e se non sei in grado di darne una lettura coordinata e congruente, dubito che raggiungeresti il risultato auspicato, vale a dire quello di far ridere.

Ammetterai che il contenuto della barzelletta appena letta e’ di per se stesso divertente, ma quanti sono coloro che, pur disponendo di una battuta esilarante, riescono a rovinarne l’effetto sbagliando tempi e ritmi? Ecco che proprio nella barzelletta l’aspetto piu’ importante, immediatamente recepito dall’ascoltatore, e’ quello paralinguistico, fatto di toni, pause, accelerazioni, decelerazioni, volumi, ritmo, colore. Il nostro cervello lavora con entrambi gli emisferi: quello di sinistra sovrintende alle operazioni logiche, all’articolazione del linguaggio, alla respirazione, alla fonazione, all’amplificazione dei suoni, mentre quello di destra e’ deputato, alla creativita’, all’immaginazione, all’espressivita’ del linguaggio, in ultima analisi all’aspetto paraverbale e analogico del nostro modo di esprimerci.

Da cio’ consegue che possedere una voce bene impostata non e’ sufficiente, occorre che abbia anche mordente e sia espressiva. Una bella voce e’ come una bella macchina, in garage puoi tenere parcheggiata una Ferrari, ma se non ha il motore, non farai un passo fuori di casa. Per qualsivoglia messaggio che si desidera comunicare, e’ necessaria l’informazione logica, non meno dell’emozione trasmessa da una voce ricca di colore e sfumature. Cio’ vale anche per la lettura. Speaking & reading: Ascoltare e Parlare. Diciamola tutta, ora. Se sai parlare, ti farai ascoltare e saprai comunicare i tuoi pensieri, la tua intelligenza, la tua cultura e il tuo entusiasmo. Se sai parlare saprai conquistare una platea di sconosciuti, come il partner dei tuoi sogni . Ma non si tratta di mentire, non si tratta di dire baggianate con eleganza.

Al contrario, si tratta di sfruttare al meglio, attraverso la voce, il proprio bagaglio culturale. Quindi….non si illudano quelli che credono che solo l’abito faccia il monaco, ok, conta molto, ma sotto e dentro l’abito vi ci deve essere una persona, non un manichino La Vostra voce è il più grande strumento che avete per ottenere ciò che desiderate. In alcuni casi potenziare questo mezzo di comunicazione e renderlo ancora più efficace è di fondamentale importanza e aiuta soprattutto nel lavoro. Non si parla solo di speaker radiofonici e televisivi, che fanno questo di professione, ma anche degli oratori e di chiunque necessita, per lavoro, di un’ottima dizione, una spiccata capacità discorsiva e una fluidità di linguaggio.

Sai cosa vuol dire comunicare? Etimologicamente nasce dal vocabolo latino communis che significa “mettere in comune qualcosa”, in questo caso un’idea, un progetto, un messaggio. Ecco, nella comunicazione efficace l’oratore (il conferenziere, il comunicatore, qualunque nome tu voglia dargli) interagisce sempre con l’ascoltatore. Porre l’accento sull’importanza del primo rispetto all’altro, di chi parla e non di chi ascolta, significa svuotare di senso la comunicazione, che ha come scopo quello di privilegiare il destinatario dell’idea, del progetto, del messaggio.

Oggi purtroppo molte persone credono che l’importante sia avere qualcosa da dire, e non come dirlo. Invece il nostro linguaggio è strettamente correlato alle circostanze e agli interlocutori. Ad esempio, parlare di fronte ad una platea di sconosciuti, comporterà l’assunzione di un linguaggio formale, invece nel parlare tra colleghi, il linguaggio sarà molto più colloquiale. Un altro aspetto del lessico riguarda la proprietà di linguaggio. Questo non sembra più essere uno dei criteri base per la scelta di coloro che parlano alla radio e alla televisione, ed è qui che s’inserisce l’e-book che sto per presentarti, il quale ti fornisce gli strumenti validi all’apprendimento della corretta proprietà di linguaggio.

L’e-book che ti presento e che ti straconsiglio, ti permetterà di impostare al meglio la tua voce, che come hai visto, può veramente fare la differenza in qualunque ambito della tua vita. Inoltre ti permetterà di utilizzare questo meraviglioso strumento di comunicazione al meglio, attraverso l’apprendimento delle tecniche utilizzate dalle più grandi voci del giornalismo italiano. Questo libro in formato e-book è stato scritto da Alberto Lori, voce di Mixer, Top Secret, Ultimo Minuto, SuperQuark, Sorgente di Vita, Gaia, Sfide, La Storia siamo noi.

Alberto Lori, è diplomato Practitioner e Master advanced in PNL all’ISI-CNV di Marco Paret e in Sviluppo delle Risorse Umane all’HRD Academy di Roberto Re. Formatore della Max Formisano Training Coaching & Consulting, docente di “Comunicazione verbale” alla Luiss e libero docente di Comunicazione al Campus de’ Media organizzato dal CONI. Tiene seminari su “Reading & Speaking” all’Università della Sapienza di Roma per la facoltà di “Scienza della Comunicazione”.

Ha lavorato al giornale radio, al telegiornale RAI, alla redazione del telegiornale Contatto di Maurizio Costanzo alla PIN della Rizzoli; collaboratore de’ Il Giornale dei Misteri di Giulio Brunner e di Mondo Archeologico di Mirella Rostaing Casini. Inoltre è giornalista freelance e voce di documentari e rubriche TV di successo come: Mixer, Top Secret, Ultimo Minuto, SuperQuark, Sorgente di Vita, Gaia, Sfide, La Storia siamo noi, etc. Ha pubblicato per RAI ERI Speaker: guida alla comunicazione verbale, Parlar chiaro: guida alla comunicazione intelligente, Manuale di conversazione: guida alla comunicazione integrale, mentre è in corso di stampa: Reading&Speaking: guida alla comunicazione efficace e senza stress.

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giovedì 19 febbraio 2009

Scusi LEI... Diamoci del TU! (Prima parte)

Molte persone ancora prima di presentarsi hanno la cattiva abitudine di prendersi delle confidenze che non sono richieste. Nulla di più ineccepibile… ma siamo proprio sicuri che faccia poi così tanto male alla comunicazione darsi del TU?!

Prima di rispondere a questa domanda, vediamo un attimo la cronistoria del “darsi del tu”.

Si ipotizza che cominciarono i medici a darsi del tu fra loro: li seguirono i giornalisti, gli scrittori, i professori universitari e, via via, le altre categorie sociali…. a scendere!

Darsi del tu, oppure avere il “privilegio” di parlare in confidenza con queste categorie diverse, considerate “superiori alla massa”,era un modo per racchiudersi dentro una casta; ELEVARSI=ISOLARSI.

Questo accadeva negli anni 50, man mano che gli anni passarono, si arrivò a ”darsi del tu” solamente tra persone dello stesso livello sociale, oppure tra persone “di importante elevatura sociale (e non culturale)” verso ” caste considerate inferiori” CASTA: ISOLAMENTO.

Per fortuna siamo arrivati al 2000, i giovani almeno una cosa di positivo l’hanno fatta:

Attraverso i social network, le chat, i raduni e le mille passioni che li accomunano, sono riusciti a rompere molti tabù sociali: hanno spezzato le catene che contenevano le caste!

Voglio precisare che sono il primo sostenitore delle buone maniere e della educazione; quindi non esiste che chiunque possa dare “del TU” ad una persona più anziana, oppure ad una autorità.
Semmai, saranno loro che possono acconsentire a questa forma di comunicazione più diretta e paritaria con la frase “dammi pure del tu”.

Non è altrettanto giustificabile dare del tu ad un cliente di una qualsiasi attività oppure a delle persone appena conosciute.

Voglio però ricordare che la comunicazione migliore e più efficace è quella che avviene tra persone che sono ad uno stesso livello. Per fare ciò, bisogna che almeno uno dei due soggetti comunicanti si muova verso la direzione dell’altro.

E voi, cosa ne pensate?

E’ opportuno dare del tu o del Lei… e in quali ambiti?
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore di “I Segreti per Parlare in Pubblico”

domenica 15 febbraio 2009

La psicologia per vendere

Il marketing relazionale: è quella branca del marketing che permette di accrescere la relazione con il cliente attraverso la sua fidelizzazione.
Il marketing relazionale potrebbe essere descritto come la creazione, lo sviluppo, il mantenimento e l’ottimizzazione delle relazioni tra Cliente e Venditore, basato sulla centralità del cliente. Rappresenta l’insieme dei processi di gestione della relazione con i clienti attraverso l’analisi delle sue informazioni,
Per ottimizzare il Marketing Relazionale è necessario creare con la clientela una relazione di tipo personalizzato attraverso:

la conoscenza delle caratteristiche dei clienti, dei loro bisogni e delle loro preferenze;
creazione di fasce di utenza, in funzione delle loro caratteristiche
creazione di una comunicazione bilaterale
creazione di azioni mirate alle fasce di utenza
creazione di proposte mirate a seconda dei bisogni
Tra le varie forme di marketing da mettere in atto nella propria strategia , il marketing relazionale è sicuramente quella più importante nelle fasi di forte competitività e di generale incertezza economica.

La conoscenza del cliente:
La conoscenza del cliente con l’analisi dei meccanismi psicologici che guidano la conoscenza dei prodotti e la formazione degli atteggiamenti sul prodotto, sul marchio o sul venditore.
Alcune delle tecniche che meglio caratterizzano le capacità di un venditore è sicuramente il cross selling ovvero la capacità di vendere prodotti che siano in relazione con quello desiderato oppure l’ up selling che invece definisce la capacità del venditore di vendere l’articolo desiderato dal cliente in quantità superiore a quella effettivamente richiesta dallo stesso.

Marketing di se stessi:
solo chi sa curare la propria presentazione e creare un buon impatto con il cliente può sperare di vendere qualcosa.
Verbalità, Visibilità, Vestibilità, Vitalità, Vivibilità, sono le 5V su cui misurarsi e impegnarsi, per poter potenziare le proprie doti comunicative e d’immagine.

La comunicazione:
bisogna sapere cosa dire, come e quando dirlo, in quale contesto e con determinati soggetti, nonché saper anche tacere.

Le tecniche di persuasione, gli stili di vendita e di relazione interpersonale:
lo stile di vendita “del piazzista”, aggressivo e prevaricatore, è ormai tramontato.

“Il venditore del nuovo secolo è un consulente del cliente”,

A Cura di Cesare D’Ambrosio,
Autore di “Tecniche di Vendita”

mercoledì 11 febbraio 2009

La promozione di un prodotto

Per raggiungere i propri obiettivi di marketing ogni azienda deve comunicare in primo luogo con i clienti esistenti e potenziali. Può farlo direttamente, con contatti personali, in genere utilizzando la forza vendita, oppure indirettamente, impiegando la pubblicità, la promozione e le pubbliche relazioni.

Si parla in questo caso di vie di impulso, consistenti in comunicazioni di informazione e persuasione, rivolte ad ottenere specifici atteggiamenti e comportamenti dalla clientela.

Si tratta di scelte molto importanti, sia quando si tratta di Lanciare Prodotti di Successo, sia quando l’azienda deve immettere nuovo propellente ai prodotti-servizi già in portafoglio.

Le principali vie di impulso sono:

· la pubblicità o advertising; comunicazioni di massa a pagamento per stimolare la conoscenza dei prodotti, il loro acquisto e l’immagine aziendale;

· le promozioni, soprattutto sotto forma di sales promotion; iniziative come sconti, offerte speciali, concorsi, raccolte punti, ecc. volte a stimolare la prova e l’acquisto;

· il merchandising sul punto vendita; il merchandising prevede, oltre all’erogazione di informazioni supplementari volte a rendere ancora più «familiare» il prodotto, la disposizione e l’organizzazione di attrezzature e reparti, al fine di garantire la più opportuna esposizione dei prodotti, nonché un funzionale flusso di merci e clienti nel locale;

· il display delle vetrine e delle aree di vendita; Il display comprende invece, tecniche (vetrinistica, supporti espositivi, punti prova e assaggio) intese a mostrare nel modo più evidente e favorevole possibile, la presenza di certi prodotti nel punto vendita. Tali attività, poiché comportano una contestuale gara per la conquista degli spazi espositivi all’interno dei punti vendita, determinano non pochi attriti nei rapporti tra industria e distribuzione;

· il marketing diretto (mailing, telemarketing, web-marketing, personal selling, ecc.) quando assuma connotazione promozionale e informativa, piuttosto che commerciale in senso proprio. A parte tali strumenti off-line, nell’ambito della promozione-comunicazione Internet possono essere adottate tutta una serie di strumenti come il comunicato stampa, l’annuncio, il link, la newsletter, la chat, l’evento, la sponsorizzazione, il viral marketing, il sampling (distribuzione di campioni gratuiti), i freebies (distribuzione di oggetto o servizi gratuiti), i coupons (buoni sconto o simili), le operazioni di pricing, le raccolte punti, i concorsi a premio, i self liquidating premiums (oggetti promozionali con partecipazione alle spese), attività di tipo «Member get a Member», i FidelityClub, i programmi di affiliazione.

Più in generale, poi, le vie di sostegno sono le modalità impiegate per sostenere l’immagine complessiva dell’impresa; i principali strumenti applicabili sono:

la propaganda: comunicazioni di massa non a pagamento per stimolare la conoscenza dei prodotti, il loro acquisto e l’immagine aziendale (redazionali, partecipazioni a mostre, convegni, ecc.;
le pubbliche relazioni: attività di sostegno dell’immagine aziendale, attraverso le quali l’azienda migliora i rapporti con l’opinione pubblica, i clienti, le istituzioni, ecc.

In termini, sintetici le principali attività decisionali rientranti nell’area della promotion e della comunicazione sono:

la pianificazione e la gestione della pubblicità, delle promozioni, delle pubbliche relazioni, della propaganda e in generale del direct marketing;
l’amministrazione delle attività di promozione e di comunicazione;
le ricerche sugli effetti e le performance delle attività di promozione e comunicazione.
In generali, poi, le principali attività per lo sviluppo di una efficace comunicazione sono:

identificazione del pubblico obiettivo;
determinazione degli obiettivi della comunicazione (consapevolezza, conoscenza, convinzione, acquisto);
definizione del messaggio (contenuto, struttura, fonte del messaggio);
scelta dei mezzi (canali di comunicazione personali/non personali);
definizione del budget totale;
definizione del mix promozionale;
misurazione dei risultati.
A presto!

A Cura di Antonio Ferrandina,
Marketing Specialist,
Autore di “Lanciare Prodotti di Successo”

sabato 7 febbraio 2009

Nuovo corso a Macerata

Inizierà Lunedì 16 Febbraio alle ore 21:30 il nuovo corso di comunicazione orale "Chi parla bene diventa leader"
Per maggiori informazioni clicca qui

venerdì 6 febbraio 2009

Il segreto per essere vincenti....

Molto spesso le persone vanno alla ricerca di effetti speciali in grado di cambiare, in meglio, la loro vita. Cercano chi sa quali strane formule magiche per trasformarsi da perdenti in vincenti. Per trasformare la loro spesso, piatta esistenza.

Mi ricordo che quando ero a Parma (qualche secolo fa), ad imparare il mestiere delle “public relations”, Antonio, l’allora Account Supervisor dell’agenzia in cui lavoravo, mi ripeteva costantemente:

“Giancarlo, se un giorno vuoi diventare un vincente nella tua vita, ricordati di fare con costanza le cose banali. Fai e metti in pratica quelle cose che tutti vedono, ma che proprio perché banali, non tutti fanno”.

Poi, dandomi una pacca sulla spalla, terminava il discorso dicendomi: “Le cose banali sono il sale della vita. Non aver timore di fare le banalità. Anzi, oltre a farle, mettici costanza e ripetizione, sino alla perfezione. Ti sorprenderai di scoprire quanto siano efficaci”.

Debbo molto ad Antonio, così come a Valter (l’allora Art Director dell’agenzia), che ho entrambi citati e ringraziati nel mio ebook PENSO POSITIVO. Debbo molto ai loro insegnamenti. Così semplici, così facili da capire, così… banali ed efficaci al tempo stesso.

Se anche Tu Vuoi provare a diventare un Vincente nella vita, dammi retta e fai queste cinque banali cose per migliorare la Tua capacità relazionale, comunicativa, motivare Te stesso, i Tuoi collaboratori, i Tuoi clienti e le persone che Ti stanno intorno.

Come Antonio e Valter li hanno regalati a me, oggi io li regalo a Te. Usali e mettili in pratica ogni giorno.

Eccoti i primi tre banali consigli per provare a diventare un Vincente, nei prossimi giorni pubblicherò gli altri due:

Impara ad ascoltare le persone intorno a Te. Può sembrare banale, ma la maggior parte delle persone non lo fa. Faccio sempre un gioco e chiedo alle persone con le quali lavoro queste domande: quanti occhi hai? Quante orecchie hai? E adesso dimmi, quante bocche hai? Scommetto che anche Tu hai risposto due orecchie, due occhi ed una sola bocca.
C’è un motivo per il quale abbiamo due orecchie, due occhi ed una sola bocca, dobbiamo imparare ad Ascoltare di più, Osservare di più e Parlare di meno.

Consiglio banale n° 1: per imparare ad ascoltare in maniera attiva il Tuo cliente, il Tuo partner, il Tuo collaboratore, Tuo figlio, ecc. smetti immediatamente di fare tutto quello che stai facendo, alza il Tuo viso e guardalo negli occhi, ruota il Tuo corpo nella Sua direzione e digli, chiamandolo per nome: Ti ascolto Giancarlo, dimmi tutto;

Impara a sorridere ed essere gentile. Non so Te, ma io ogni giorno incontro una marea di persone incavolate nere. Non sorridono mai, non salutano mai per primi, non sono gentili e neppure disponibili, né con i loro clienti né tantomeno con il proprio personale o con i propri famigliari. Se fai così anche Te… CAMBIA! Oppure a cambiare sarà il Tuo Cliente.
Ma Tu, vorresti essere servito da qualcuno che è sempre incacchiato nero? IO NO, e scommetto neppure i Tuoi clienti.

Consiglio banale n° 2: per imparare a sorridere, comincia a farlo tutte le mattine davanti allo specchio. Fai come ho imparato io: 2 minuti di sorrisi e poi, quando esci da casa, comincia a sorridere a tutte le persone che incontri. Dì loro buongiorno e sorridi, non avere paura di fare brutte figure, a poco a poco, la gente Ti risponderà;

Impara a conoscere la Mappa del Mondo delle persone che hai davanti. I clienti, così come le persone, non sono tutte uguali. Non puoi avere un metodo standardizzato per trattare e comunicare con tutti, nel solito modo. In comunicazione non funziona così.
Ogni cliente ha la Sua Mappa del Mondo e se Tu Vuoi entrare più facilmente in empatia con lui, devi imparare a riconoscerla: ci sono clienti visivi, auditivi e cinestesico sensoriali (queste tre griglie valgono per qualsiasi persona con cui entri in contatto).

Ognuno di loro interpreta le cose che gli accadono intorno in modo diverso, in maniera soggettiva. Ognuno di loro usa un linguaggio e dei termini che gli sono più congegnali… fai uno sforzo ed impara a riconoscerli.

Consiglio banale n° 3: per imparare a riconoscere le mappe dei Tuoi clienti, inizia con un esercizio semplice, stai attento alle parole che usano. Le frasi e le parole che usano, possono fornirti moltissime informazioni sulle persone che hai davanti, soprattutto dirti in quale modalità siano in quel preciso momento. Focalizzati sui termini che ripetono più spesso e poi prova a ricalcarli nella Tua conversazione con loro.

Comincia a mettere in pratica ogni giorno questi primi tre consigli. Fallo con costanza e perseveranza. Ricorda, ogni giorno fai queste tre banali cose:

Ascolta le persone che hai intorno;
Sorridi e sii sempre gentile;
Sforzati di capire la persona che hai davanti;
Nel prossimo articolo Ti parlerò di altri due banali consigli: motivare Te stesso prima di motivare gli altri e mettere Passione ed Entusiasmo in tutto quello che fai.


A Cura di Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore di “Penso Positivo”