martedì 26 maggio 2009

Come e cosa scrivere su un curriculum

Su come si scrive un curriculum efficace e i modi migliori per divulgarlo si è scritto tanto, si scrive tanto e si scriverà ancora di più in futuro.

Si scrive sempre di più perché le persone cambiano giorno dopo giorno, le idee per migliorare e accattivarsi la simpatia del selezionatore vengono in mente in momenti inaspettati.
Nel mio Book ho inserito le mie personali e considerazioni in merito, ho illustrato i paragrafi del Curriculum come lo intendo io.

Senza entrare nel merito dei contenuti, la mia idea è quella che un curriculum deve essere professionale, ma allo stesso “stuzzicante” per il selezionatore affinchè una vocina gli faccia dire:

Però!! Voglio conoscere personalmente questa persona”.

Far dire una frase del genere al selezionatore vuol dire ipotecare un buon risultato in sede di colloquio.
Ma come si può invogliare il futuro datore di lavoro a farci convocare per un colloquio?
Di modi ne ho sentito tanti, uno in particolare mi ha colpito.

Gira una leggenda dalle mie parti, come tutte le leggende metropolitane può essere vera come falsa.
Ma questa è talmente paradossale che potrebbe anche esserlo o quanto meno verosimile.
Tempo fa mi hanno raccontato di un ragazzo appassionato di motori che voleva a tutti i costi lavorare in una casa automobilistica, a me dissero trattarsi della FIAT.
La sua passione era talmente forte che il pensiero fisso lo consumava sia fisicamente sia mentalmente.
Ha inviato un curriculum, composto soltanto da una sola pagina con i seguenti dati:

  • Nome
  • Cognome
  • Indirizzo
  • Telefono
  • Segno Zodiacale

Niente di più niente di meno.

Sembrerebbe, dalla leggenda, che questo ragazzo sia stato convocato e che il selezionatore con segno zodiacale compatibile col suo lo abbia raccomandato per l’assunzione.
Ci si può credere o meno, io personalmente non ci credo, ma sono convinto (se fosse vera la storia) che il coraggio di aver inviato quel curriculum abbia premiato quella persona.

Oggi i modi per accattivarsi l’attenzione dei selezionatori o datori di lavoro devono per forza essere più incisivi.
A me ne è venuto in mente uno proprio in questi giorni.
Ho avuto il piacere di conoscere una persona non Italiana (ex URSS) che studia e parla l’Italiano e per curiosità ho letto il suo Curriculum.
La prima cosa che mi è saltata agli occhi è che ha indicato lo stato civile e lo stato di salute.

A me personalmente non è mai capitato di vedere indicato lo stato civile nei C.V. tanto meno lo stato di salute.
Mi è stato spiegato che lo stato civile lo indicano prevalentemente le Donne, in quanto può incidere sulla selezione, in sostanza una donna single ha più probabilità di essere assunta rispetto ad una sposata.

Lo stato di salute invece serve per far vedere al futuro datore di lavoro che il lavoratore gode di buona salute e che non si assenterà per malattia.
A me come a tutti voi verrà da pensare che anche se uno gode di ottima salute può assentarsi senza problemi, è sufficiente un certificato medico e il gioco è fatto.

Qui nasce la mia idea, come le altre mie idee indicate nel book puòsuonare strana e aspetto le vostre opinioni in merito.
Anziché indicare lo stato di salute, indicherei la percentuale di assenza per malattia nell’ultimo anno lavorativo.
Naturalmente lo indicherei solo perché ho una percentuale bassa, molto bassa.

Mi spiego meglio:
nel 2008 ho lavorato per 225 giorni, dal conteggio ho eliminato i giorni di ferie estivi e natalizi, e mi sono assentato per malattia solo 3 giorni e in tutto l’anno ho chiesto 5 gg di permesso.

3/225*100=1.33333%
Assenze per malattia 1,33% su 225 giorni lavorativi annui.
5/225*100=2.22222%
Assenze per permessi 2,22%. su 225 giorni lavorativi annui

I giorni di permesso li ho inseriti solo per confrontare i numeri, naturalmente in un curriculum non li inserirei mai.
Mentre inserirei la percentuale delle assenze per malattia in funzione dei giorni lavorati, specialmente se la % è bassa e non supera il 2%-3%, più o meno equivalgono a 6 gg lavorativi su 225 gg.

Credo che sia un indicatore più facile da comprendere in quanto rapportato ad un numero reale e oggettivo, a me può dire poco il fatto che uno stia bene e che goda di ottima salute.
Ma se mi indica quante volte si è assentato allora il discorso cambia.

La scelta di indicare questo dato è un fatto personale che deve essere valutato con attenzione, personalmente sono convinto che se un candidato dovesse decidere di scriverlo deve assumersene tutte le responsabilità del caso indicando opportunamente la liberatoria per la privacy.

Sono curioso di sapere cosa ne pensate, voi inserireste un dato simile nel vostro curriculum?

Ciao!!

A Cura di Claudio Casula,
Autore di “Trovare Lavoro in Azienda”

domenica 24 maggio 2009

e TU...sei un LEADER?


Ciao, probabilmente hai delle caratteristiche che altri non hanno e che ti rendono in qualche modo speciale. Ti piacerebbe sapere cos’è che ti distingue dalla massa?

Questa è stata per anni la mia specialità: individuare le risorse più particolari e trasformarle in strumenti di successo personale e professionale. E’ quello che hanno fatto tutti i grandi leader: capire cosa funziona veramente nelle loro modalità comunicative e addestrarsi a ripeterlo più e più volte.

Nelle ultime elezioni americane i candidati si sono addirittura serviti della scienza medica per capire quali frasi e quali simboli attivassero maggiormente il cervello degli elettori.

Vuoi capire anche tu che cosa funziona nella tua comunicazione e che cosa può essere migliorato?

Scarica la Brochure!

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Se vuoi possiamo farlo insieme il 30 maggiodurante l’evento gratuito I GRANDI LEADER aRiccione in una cornice unica, all’interno dello splendido parco marino di Oltremare, a due passi dall’Aquafan. Saremo all’interno dell’avveniristicoTeatro 3D IMAX.

Ci saranno anche due amici esperti di comunicazione e leadership di livello internazionale: Livio Sgarbi e Alexander Degrandi che ci parleranno della leadership in ambito sportivo e del riconoscimento dei segnali comunicativi inconsci e persuasivi.

L’evento è assolutamente gratuito e aperto a tutti.

E’ sufficiente prenotarsi sul sito www.potereipnotico.com o  telefonare al nr. verde 800 91 24 54E saremo insieme il 30 Maggio 2009 a Riccione, parco Oltremare, Teatro IMAX dalle 21 in poi!

giovedì 21 maggio 2009

Paura e Coraggio

Questo articolo parla dalla “Paura di non avere ilCoraggio “. Può colpire tutti, indistintamente e in qualsiasi occasione. Ad esempio nell’EbookSocializzazione Vincente ho indicato delle strategie precise per combattere la solitudine e trovare finalmente  l’amicizia delle persone. Ma sul più bello puoi scontrarti con la mancanza del coraggio! E pensi “ E’ incredibile, conosco le strategie giuste ma mi sento congelare e non riesco a metterle in pratica. E’ tremendo!”

Tutto ciò accade molte volte nella vita e in circostanze completamente diverse. Quante volte ti è successo? Magari hai pensato “Lo farò! Ho preso una decisione! Adesso basta, le cose devono cambiare! Vado!” e poi ti è mancato il coraggio e tutto si è perso in una bolla di sapone…

Tutte le volte che entri nel profondo della tua sfera personale il coraggio diventa piccolo piccolo. Perdi tempo a cercarlo e quando pensi di averlo finalmente trovato è troppo tardi o non è sufficiente!
In questo blog sono presenti molti esperti di PNL che recitano le frasi tipiche :

  1. Devi agire per ottenere dei risultati!
  2. Non esistono fallimenti , esistono solo feedback!
  3. E’ meglio agire e sbagliare piuttosto che non agire!

Sono tutte ottime frasi ma proprio quando ti servono possono essere insufficienti perché con la ragione  comprendi che sono giuste ma le emozioni ti sovrastano! Ebbene la soluzione c’è anche se può sembrarti assurda :

Per trovare il coraggio di affrontare le paure devi affrontare le paure per trovare il coraggio!

Sembra un gioco di parole? Ti sembra strano? Come pensi di avere imparato ad andare in bicicletta? I tuoi genitori hanno tolto le rotelle alla bicicletta e ti hanno detto “Dai proviamo!” . Ti hanno aiutato a rimanere in equilibrio mentre tu avevi paura! Mentre pedalavi avevi le gambe che tremavano ma percepivi anche il coraggio che aumentava e continuava ad aumentare fino a quando è stato semplice riuscirci senza aiuto!

E come hai imparato a guidare la macchina? La prima volta eravamo tutti terrorizzati. Avevamo paura di sbagliare a premere i pedali, avevamo paura di fare una brutta figura, avevamo paura di perdere il controllo della macchina! Mentre la guidavamo il cuore batteva a mille ma la paura diminuiva e il coraggio aumentava! E la seconda volta che ci hai provato in che stato eri? Ancora paura! Ma questa volta era inferiore perché il coraggio era aumentato!

Immagina un prato e in mezzo un rovo pieno di spine con delle more. Vuoi prendere le more? Dovrai graffiarti, è inevitabile. Esiste un sistema per non farti del male? Ti servirebbe una cesoia da giardino che , guarda caso, è la in mezzo insieme alle more e ai rovi. Lo so, la vita è spietata. Sarebbe più comodo avvicinarsi con la cesoia in mano ma la prima volta dovrai entrarci senza. Ti devi rassegnare! E la seconda volta sarà più facile? Purtroppo no ma sarai attrezzato con la cesoia! Ti taglierai ancora ma limiterai i danni. E più volte ci proverai e maggiore sarà la tua esperienza nell’evitare di graffiarti!

Paura e coraggio sono là in mezzo così come le spine e la cesoia! Devi fare una cosa ma non trovi il coraggio? Pensi che rimandarla a domani ti servirà ad avere più tempo per trovare il coraggio? Fissare a lungo il rovo servirà a qualcosa? No! Perché la cesoia rimarrà sempre lì, dovrai andare a prenderla tu perché lei da te non verrà! Non illuderti di trovare il coraggio per fare una cosa. Dovrai farla per trovare il coraggio! Prima lo comprendi e prima coglierai i frutti delle tue azioni!

Anche io in certe situazioni ho paura, tutti abbiamo paura. Recentemente ho visto un dvd di uno spettacolo teatrale di un famosissimo comico che vanta una carriera trentennale . Eppure anche lui prima di entrare in scena era teso e si autoincitava con gesti e parole. Quindi da adesso in poi smetti di pensare “Non trovo il coraggio!” e pensa invece “Devo farlo per trovare il coraggio!”.
A Cura di Fabio Galetto
Autore di “Da Timido a Vincente” e “Socializzazione Vincente”

martedì 19 maggio 2009

Leader si diventa

Durante la mia attività, ho conosciuto molti giovani manager portati a credere che la leadership è una cosa che ti porti dietro dalla nascita. Una dote naturale. Se ce l’hai, allora sei un leader, se non ce l’hai, allora fai parte della massa che non lo potrà mai diventare. A questi giovani ho sempre risposto:“Tuto ciò non è assolutamente vero. In base alla mia esperienza, la  leadership si può imparare e sviluppare. Come? Studiando le caratteristiche dei leader di successo, applicandole e ripetendole sino a che non faranno parte  del tuo modo di essere.”

Mentre scrivo questa frase mi torna in mente il ricordo di quando, dopo gli studi, sono entrato nel mondo del lavoro e ho visto alcuni manager che avevano un comportamento, un modo di parlare che faceva sì che le persone eseguivano tutto ciò che gli veniva chiesto.  In quei momenti pensavo che non sarei mai stato in grado di fare come loro. Poi ho avuto la possibilità di collaborare con uno di questi manager e ho iniziato a comprendere il loro modo  di pensare e di fare. Nel tempo, più mettevo in pratica quello che imparavo, più migliorava la mia capacità di gestire le persone.

Cosa voglio dire con questa mia testimonianza?

Tutti possono diventare leader. Imparare dagli uomini di successo che ci sono intorno e mettere in pratica il loro modo di fare è la strada giusta per arrivare ad essere dei leader. L’importante è ricordarsi sempre che un leader viene seguito non perché ha il potere ma perché gode della fiducia degli altri.

Anonimo. Un buon leader aspira ad essere un esempio più che un eroe.

Un buon leader ha chiara una cosa: non può perdere la sua carica positiva. Se quando un leader si presenta sul posto di lavoro non è sereno, è arrabbiato con qualcuno o per qualcosa, allora perde la sua capacità di prendere le giuste decisioni. Le persone si accorgono di questo stato d’animo e perdono la loro allegria.

Se invece il leader è una persona sempre positiva, allora le persone lavorano con piacere e sembra quasi che si divertano. Immagino già che qualcuno potrà non essere d’accordo con questa mia affermazione. Eppure posso tstimoniare che ogni volta che mi sono trovato in presenza di leader allegri, il successo dell’azienda dipendeva in gran parte da questa caratteristica delle persone.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”

venerdì 8 maggio 2009

L'efficacia della voce

L’ultimo aspetto da analizzare della comunicazione paraverbale è l’efficacia della tua voce. La dinamicità e l’adattamento ti servono per mantenere alta la concentrazione del tuo interlocutore e per entrare in sintonia con lui, ma non rendono la tua voce efficace. Per migliorare l’efficacia della tua voce occorre sviluppare e potenziare l’uso dei quattro elementi cardini della voce: la velocità, il volume,l’inflessione e gli intercalari. Vediamo uno per uno questi aspetti per i quali basta solo un po’ più attenzione del solito, perchè come l’adattamento, anch’essi sono caratteristiche vocali che quotidianamente caratterizzano le nostre conversazioni e quindi usiamo naturalmente!

La velocità della voce è un elemento che difficilmente rimane inosservato. Chiunque ascoltando un amico, ad esempio, non può che notare la velocità con cui parla. Può sembrare strano per chi la prima volta sente parlare della velocità come di un elemento determinante della voce, ma è proprio così.

Pensaci bene, quante volte infatti hai giudicato una persona anche per il modo di parlare veloce? O, al contrario, per il modo di parlare troppo lento? Una persona che parla veloce viene quasi sempre considerata frettolosa o impaziente di dire qualcosa, oppure ancora peggio, agitata e nervosa.

Persone che parlano lentamente invece, tendiamo a considerarle o tarde nel pensare e nell’agire oppure troppo meticolose e noiose. Se ti è capitato di guardare canali stranieri o comunque sentire persone parlare lingue di origine anglosassone come l’inglese, sicuramente ti sarai reso conto della loro velocità.

Quando ero ragazzino e studiavo le mie prime nozioni di inglese alle scuole medie rimasi subito impressionato dal fatto che questa lingua avesse questa caratteristica: sarà anche perchè generalmente i termini inglesi sono più brevi di quelli italiani, ma la velocità con cui parlano le popolazioni che parlano inglese è impressionante.

Te ne puoi rendere conto ascoltando le interviste di alcune star della musica su MTV, ad esempio. Mi ricordo che quando chiesi alla mia professoressa d’inglese del perchè di questo mi disse: “non c’è un motivo esatto, ma ti basta sapere che noi italiani, per gli inglesi, siamo talmente lenti nel parlare che sembra che cantiamo tutto il giorno”!

Questo ti fa capire che ruolo ha la velocità della tua voce nei tuoi dialoghi. Il modo migliore per calibrare la propria voce al telefono è composta da due fasi: nella prima (che coincide con i primi momenti in cui senti il tuo interlocutore) assumi l’ atteggiamento dell’adattamento come detto in precedenza per creare sintonia e cioè moduli la tua velocità come quella del tuo interlocutore. Solo dopo entri nella seconda fase cioè quando riporti man mano la velocità ad uno stato funzionale per i tuoi scopi.

Ovviamente nella scelta della velocità ottimale ci vuole un po’ di “tatto” e anche di buon senso: è ovvio infatti che parlare troppo velocemente potrebbe portare a non scandire bene le parole con la conseguenza di non farsi capire. Parlare troppo lentamente al contrario può deconcentrare ed annoiare chi ti ascolta.

Il mio consiglio è questo: cerca di trovare un equilibrio che vada bene per tutte le persone che conosci per telefono, poi è ovvio che a forza di ascoltare persone e parlare la tua velocità sarà sempre più affinata.

Tra i due poli però (velocità o lentezza) opta sempre di orientarti verso la lentezza, ma in modo misurato, quindi di parlare adagio. Parlando in questo modo sarai sia sufficientemente veloce da non annoiare e anche chiaro nel scandire i termini durante i tuoi discorsi.

Un altro elemento che concorre nell’efficacia della tua voce è il volume. Prima, quando abbiamo visto la dinamicità della voce abbiamo detto che le tonalità del suono della voce sono tutte composte da tre fasce di tono. Ciò che determina se un tono è basso, medio o alto è il volume della voce.

Anche in questo caso, come nella velocità, occorre un po’ di buon senso. Partendo dal fatto che i toni della voce devono essere imprevedibili per tenere alta la concentrazione di chi ti ascolta, è ovvio che l’aumento o la diminuzione del volume non va fatto a caso.

Se abbassi il volume della tua voce non devi farlo perchè magari hai timore di rilevare il prezzo del prodotto che stai pubblicizzando. Semmai, come faccio anch’io, abbassa il volume solo quando vuoi far capire che una determinata offerta è da prendere al volo!

Credimi che ogni volta che abbasso il volume durante una frase nella quale voglio far intendere che la promozione in corso è un occasione di cui approfittare, non fallisco quasi MAI. Questo perchè il volume basso dà, alle parole dette, un senso di privilegio riservato a solo chi lo ascolta. Stesso discorso per quanto riguarda l’aumento di volume: non va fatto in modo sconsiderato perchè potresti risultare una persona esaltata o aggressiva. Sai qual’è l’unico momento che conviene alzareun po’ il volume? Quando nei tuoi discorsi, sei arrivato nel momento fondamentale, topico, chiave: in questo modo dai la percezione della tua fermezza nell’affermare le tue tesi!

Come, ed anche di più del volume, anche le inflessioni sono utili per dare valore a ciò che si dice. Le inflessioni sono quel particolare modo di enfatizzare un concetto espresso in modo diretto o subdolo all’interno di una frase, marcando pesantemente un vocabolo preciso.

Analizziamo una frase nella quale marchiamo ogni termine di essa, così ti accorgerai come le inflessioni siano capaci di alterare a tuo piacimento e scopo il significato di una frase. Prendiamo questa frase:“Adesso posso sicuramente farti uno sconto!”. Adesso pensa se tu stesso sei a telefono e la pronunci per telefono marcando le parole in grassetto:“ADESSO posso sicuramente farti uno sconto!”. Marcando questa parola sicuramente poni l’attenzione sul fatto che in questo momento puoi fare uno sconto. Guarda adesso come cambia il messaggio della frase: “adesso POSSO SICURAMENTE farti uno sconto!”. Ora l’accento è stato posto sul fatto che puoi dare lacertezza dello sconto. Se invece cambiamo di nuovo diventa: “adesso posso sicuramente FARTI uno sconto!”.

In questo caso l’attenzione è spostata sul fatto che lo sconto lo fai in modo pressochè esclusivo per lui! Infine se cambiamo di nuovo:“adesso posso sicuramente farti UNO SCONTO!”. Adesso l’attenzione è concentrata sul fatto che ciò che gli offri non è una fregatura o un aumento, ma un gradito sconto!

Hai sicuramente capito che le inflessioni sono estremamente delicate da usare perchè il minimo errore può stravolgere il senso delle loro frasi, ma d’altra parte sono un potente aiuto per l’efficacia della tua voce nei tuoi dialoghi. Se per la velocità la parola d’ordine è equilibrio per le inflessioni la parola d’ordine è quindi attenzione nell’uso.

Prima ti avevo accennato il fatto che gli elementi che rendono efficace la tua voce non hanno bisogno di particolari applicazioni perchè per usarli a proprio favore non devi fare altro che potenziare e sviluppare ciò che già, con nostra inconsapevolezza, usiamo tutti i giorni. La naturalezza infatti è importante sia per te (perchè altrimenti ti disorienti), che per il tuo cliente in modo da risultare più familiare, più umano.

Ciò che ci rende più naturali sono i suoni intercalari, cioè quei suoni che tendono o a spezzare momentaneamente la tensione di un discorso o danno aiuto psicologico o grazie a termini precisi, al contrario, mantengono stabile la percezione di chi ti ascolta del tuo coinvolgimento in quello che dici (degli intercalari, intesi come parole, ne parleremo nel prossimo capitolo).

Nel loro uso non c’è niente di male dunque, ma non bisogna esagerare. Infatti troppi “mmm…”“ehm…”“aah” invece che un salutare allentamento della tensione finiscono per insospettire il tuo interlocutore sulla tua credibilità perchè sminuisci addirittura la sua percezione del tuo grado di coinvolgimento nel discorso e della tua affidabilità!

Stesso discorso vale per quegli intercalari come “diciamo”“no?”,“chiaramente”“cioè”: se è vero che il loro uso da un supporto psicologico alla nostra convinzione in quello che diciamo (io, tendo ad usare spesso il “no?”), l’utilizzo continuo tende a complicare i tuoi discorsi rendendoli difficili da “digerire” sia per quanto riguarda l’attenzione che la comprensione. Quindi, in sintesi, va bene usare i suoni intercalari, ma con moderazione.

Se poi noti che utilizzi abitudinalmente troppo uno dei suoni prima citati, esercitati (anche dal vivo) a rimpiazzarlo facendo delle pause al suo posto: infatti le pause, non solo danno il tempo di memorizzare ciò che dici al tuo interlocutore, ma ti aiutano a trovare quello spazio necessario durante il quale trovare la giusta convinzione in ciò che dici.

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

lunedì 4 maggio 2009

il gioco di squadra

Spesso, nella mia attività di consulenza aziendale per PMI, ho avuto la possibilità di vedere applicato  quanto descritto nel  Team Vincente. In molte occasioni è stata per me una grande soddisfazione vedere imprenditori o manager che non permettevano a nessuno di intralciare il raggiungimento dei loro obiettivi. Erano determinati e motivati nella loro azione.

Nel mondo del lavoro ogni giorno le persone si trovano di fronte ad un nuovo ostacolo che devono superare se vogliono raggiugere  il successo. Solo in questo modo potranno trovare un nuovo slancio per raggiungere altre mete. Infatti, le persone di successo sono sempre in azione e sono continuamente motivate al raggiungimento dei propri obiettivi.

Porsi un obiettivo è la più forte forza umana di automotivazione. Paul J. Meyer

A chi è destinato questo ebook? Ho scritto Il Team Vincente per tutti coloro che vogliono essere manager innovativi e carismatici. Persone che sono in grado di assumersi le loro responsabilità e che vogliono acquisire sempre più nuove competenze attraverso la formazione.

Siete pronti per affrontare con me la lettura di Il Team Vincente? Bene!

Per la visualizzazione della scheda completa del Team Vincente, cliccare sul link seguente:

A Cura di Chiarissimo Colacci, 
Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”