Due sono i processi a cui le aziende dovrebbero porre la massima attenzione: la selezione e la valutazione del personale. Il primo processo è fondamentale per creare un team coerente con la mission aziendale ed il secondo per applicare una corretta politica meritocratica. Le aziende, in questi momenti di crisi, hanno ridotto al minimo le assunzioni di personale a tempo indeterminato ma, a maggior ragione, sbagliare un’assunzione significa compiere un investimento sbagliato e molto costoso. Il processo di selezione consiste, allora, nell’individuazione del candidato che, avendo un profilo il più aderente possibile a quello descritto per il ruolo da ricoprire, è la persona da assumere. Coscienti che i processi aziendali impongono frequentemente il rispetto di esigenze e tempistiche stringenti, ciò nondimeno vale ricordare che la mancata adozione di alcune precauzioni potrebbe inficiare, in modo determinante, l’identificazione del miglior candidato. Programmate le interviste in giorni ed ore in cui sia possibile dedicare ai colloqui tutto il tempo necessario, senza essere pressati dalla operatività; è consigliabile non compier alcuna assunzione quando nessuno dei candidati vi avrà ragionevolmente convinto. Non prolungate, sine die, una selezione alla ricerca del candidato ideale e, pertanto, fate attenzione a non rimanere paralizzati per eccesso d’analisi. Un capo deve poter decidere non possedendo tutte le informazioni necessarie, lasciandosi anche guidare dall’istinto e dall’esperienza; le impressioni che ricevete nei primi quindici – venti minuti di colloquio sono importantissime. Verificate se le conoscenze, le capacità ed i comportamenti espressi dal candidato nelle sue precedenti esperienze di vita e di lavoro, sono coerenti con quelli richiesti dalla mansione/ruolo che dovrà svolgere nella vostra azienda. Mettete il candidato in condizioni di valutare se l’azienda, la mansione e la retribuzione offerta, sono coerenti con le sue aspettative. É indispensabile, almeno per le vostre prime esperienze come intervistatori, usare un piccolo accorgimento tecnico; programmatevi quattro o cinque elementi chiave sui quali ritenete indispensabile formulare un giudizio. Stabilite poi una scala di valori, ad esempio dall’uno al cinque, e alla fine dei colloqui esprimete la vostra valutazione su ogni elemento; uno significherà che il candidato non vi ha per nulla convinto su quel punto e, per contro, cinque vorrà dire che siete rimasto completamente convinto. Fate un bilancio e traetene le conclusioni. Accettato, dunque, che è umanamente impossibile non compiere alcuno sbaglio, è interesse di un selezionatoe verificare, a posteriori, se il processo di selezione, al quale contribuisce, è efficace o produce statisticamente troppi errori. Esistono due punti di controllo che possono aiutare a fare una diagnosi, seppure approssimativa: Verificate se troppo frequentemente siete stati costretti a non confermare il candidato, prima della fine del periodo di prova. Dovete pensare, se così fosse, ad errori macroscopici, poiché sareste costretti a rivedere la vostra valutazione addirittura dopo poco tempo dall’assunzione. Verificate che tipo di valutazione il dipendente riceve alla fine del primo anno di attività. Laddove queste fossero frequentemente sotto le attese, ciò significherebbe che state assumendo personale che stenta ad inserirsi nel ruolo e, dunque, probabilmente con profili non adeguatamente coerenti con la mansione da svolgere. Cercate, in questi casi, di scoprire da dove si originano gli errori e ponetevi rimedio il più rapidamente possibile; l’efficacia della squadra dipende direttamente dalla vostra capacità di selezionare la persona giusta per ogni posizione, che sarete autorizzati a ricoprire, in un determinato momento. È un classico la frase dei selezionatori professionisti: «la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto». A Cura di Pier Paolo Sposato,
Autore di "Capi non si nasce"
domenica 27 settembre 2009
Come assumere i migliori candidati
Pubblicato da webmaster alle domenica, settembre 27, 2009 0 commenti
Etichette: autostima, aziende, e-book, lavoro, leadership
giovedì 24 settembre 2009
Come prepararsi ad un colloquio di lavoro...
Questo articolo, tratto dal report che vienedistribuito in omaggio a chi acquista il mio e-book “I segreti per parlare in pubblico”, vuole dare qualche piccolo consiglio a chi dovrà affrontare un colloquio di lavoro. Se infatti è vero che la crisi inizia a farsi sentire, è altresì vero che le aziende continuano a cercare nuovi collaboratori, puntando soprattutto sulla qualità. Ecco allora qualche consiglio su cosa fare i giorni precedenti all’appuntamento in azienda. E’ bene sapere che quando si viene convocati per un colloquio, è perché c’è un datore di lavoro che non solo ha accettato la candidatura, ma ha bisogno di una figura come la nostra. Poniamo ora il caso che un amico ci inviti a cena a casa sua. La prima cosa che viene naturale pensare è: come dovrò presentarmi? Porto un dolce oppure una bottiglia di vino? Mi ricordo dove abita? In parole povere, quando riceviamo un invito da una persona che non fa parte della nostra ristretta cerchia di amici e conoscenti, non facciamo altro che pensare a cosa gradirà, facciamo del tutto per rispondere al meglio al suo invito, studiamo chi ci accoglierà! In parole povere dobbiamo prendere maggiori informazioni riguardo a tutto sulla nostra (forse) prossima azienda. Il primo passo deve essere quello di visitare attentamente il sito o le recensioni su internet per passare poi sui giornali o, meglio ancora , informarsi direttamente con chi ci lavora. Cosa molto importante è anche ripassare le materie principali con cui si ha conseguito un titolo, oppure prepararsi a spiegare le mansioni per cui si è specializzati.
Solamente questo fatto ci deve far capire di come sia importante prepararsi al meglio per questo incontro e per questo “scambio di favori”:
IO ho bisogno di un lavoro, TU hai bisogno di un collaboratore.
Questo esempio serve per farci capire che quando dobbiamo andare ad affrontare un colloquio di lavoro, non dobbiamo assolutamente permetterci di arrivare all’appuntamento senza sapere che azienda ci accoglierà, che ambiente potrò trovare, che strategie di lavoro utilizza.
Pensateci un attimo, non è carino presentarsi ad un colloquio di lavoro senza sapere neanche di cosa mi andrò ad occupare!
Dobbiamo considerare i giorni precedenti ad un colloquio di lavoro come la preparazione di un campo di scacchi: chi riesce a preparare meglio il campo di gioco nelle prime mosse, ha in pugno la partita.
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore di “I Segreti per Parlare in Pubblico"
Pubblicato da webmaster alle giovedì, settembre 24, 2009 0 commenti
Etichette: autostima, aziende, comunicazione, e-book, lavoro, ottimismo, parlare in pubblico
giovedì 17 settembre 2009
Io Penso Positivo...
Ma io, come faccio per imparare a pensare in positivo?” Mi pongono spesso questa domanda, sia durante le mie conferenze sull’autostima sia nei miei seminari motivazionali. La risposta è banale e sempre la stessa: “Se vuoi imparare a pensare in positivo, comincia subito a farlo, senza rimandarlo a domani”. Le persone pensano in continuazione, anche perché è impossibile “non pensare” a qualcosa. Il nostro cervello è un sistema binario, composto, appunto, dalle parole che ci diciamo (il nostro dialogo interno) e dai pensieri, che affollano continuamente la nostra mente. Partendo dal presupposto che è impossibile non pensare, quello che fa la differenza, tra un pensiero negativo ed uno positivo e il focus, in altre parole: quello su cui ci focalizziamo continuamente. Se pensiamo a delle cose belle o che abbiamo qualche probabilità nel fare una cosa e ci concentriamo costantemente su questi pensieri, ci stiamo focalizzando su qualcosa di buono, di utile, di positivo. Se pensiamo a qualcosa di brutto o ad alcune delle nostre paure, come prendere un brutto voto a scuola, bocciare a scuola guida o, peggio ancora, avere un incidente, ci stiamo focalizzando su qualcosa di negativo e, paradossalmente, finiamo per materializzarlo, per dargli vita. La nostra mente inconscia è costantemente al lavoro e si ciba di pensieri. Più l’alimentiamo di pensieri positivi e più ci guida verso il pensare in positivo e aspettarci cose belle. Più l’alimentiamo di pensieri negativi e più ci guida verso il pensare in negativo e aspettarci delle cose brutte. Sono ancora più esplicito. Più ci focalizziamo sui pensieri positivi, più generiamo cose belle intorno a noi; più ci focalizziamo sui pensieri negativi, più facciamo in modo che le nostre peggiori paure prendano forma. Insomma, attraverso i nostri pensieri, generiamo le cose che ci accadono ogni giorno. In questo modo attiviamo la Legge di Attrazione: “Attraiamo verso di noi, ciò su cui ci focalizziamo maggiormente, bello o brutto che sia”. In Penso Positivo, una vera e propria guida al pensiero positivo, ho scritto un intero capitolo per insegnare alle persone a darsi “solo e unicamente comandi in forma positiva”, in modo da imparare ad attrarre verso sé stessi solo cose belle. Eccoti due utili consigli per imparare subito a pensare in positivo: Fai questa cosa in maniera costante e sistematica: tutte le sere, tutte le mattine e, se serve, leggi i cartoncini anche durante il giorno, tutti i giorni. Piano piano, il Tuo inconscio costruirà una nuova abitudine e andrà a“pescare” in automatico i pensieri positivi che gli avrai insegnato attraverso i cartoncini, anche quando la Tua mente potrebbe essere offuscata da un problema. Fidati. L’ho fatto prima di Te, tanti anni fa, appena tornato dal servizio militare. Funziona. Lasciami un commento al post.
A Cura di Giancarlo Fornei
Autore di “Donne in Crisi” e “Penso Positivo”
Pubblicato da webmaster alle giovedì, settembre 17, 2009 2 commenti
lunedì 7 settembre 2009
Rimettiamoci in gioco!
L’Editore ci invita a pubblicare i nostri pensieri sul blog del sito in merito al campo nel quale ci riteniamo “esperti”. Non l’ho mai fatto ma rispondo volentieri. Comincio dal principio.Il mio ebook è “Laurearsi a tutte le età” e già dal titolo si capisce di cosa si parla. La mia esperienza è quella di una lavoratrice-mamma-moglie che ad un certo punto decide di “provare” a vedere se riesce ancora a studiare con profitto e ad esporsi ad un interrogatorio di un professore che magari è più giovane di me! Lavoro da un commercialista che gestisce gruppi di imprese, in settori diversi, faccio consulenza fiscale, chiudo i loro bilanci e le loro dichiarazioni in modo “consolidato”. Oltre la Legge Finanziaria, lotto con una marea di circolari e normativa. Quindi sono in aggiornamento continuo, ma…. non è come essere studenti. Quando mi è venuta l’idea di laurearmi, a 37anni, ho deciso di provare per un anno. Poi, mi sono detta, se non va, pazienza. Non pensavo di riuscire ma morivo dalla voglia di tentare. Tornare ad essere studente è stata la cosa più bella. Immergermi in quell’atmosfera ed essere una matricola in mezzo a molti ragazzi, ma anche a persone più mature, mi dava la sensazione di avere ancora molte frecce al mio arco. Ho scelto un’Università pubblica statale, Genova, perche è comoda, seria e a buon prezzo. Diffido un po’ di quelle organizzazioni che ti “aiutano” a studiare: ad un amico hanno chiesto quanto un anno di mutuo per dargli assistenza, dicendo che “l’ultimo dei suoi problemi sono gli esami”…. A quell’epoca ero un po’ schiacciata dalla quotidianità. Non so se vi capita, soprattutto con i figli piccoli, di non avere più un nome, siete solo la mamma o il papà di … Oltre a questo la mia famiglia affronta quotidianamente un grosso problema di salute che affligge mio figlio. Per me l’università è stata l’ossigeno, la forza di immergermi in qualcosa di nuovo che mi assorbisse. I miei fans più accaniti sono stati mio marito e mio figlio, che volevano essere avvisati subito di come era andato l’esame, che erano in prima linea alle mie lauree e che hanno fatto a gara per farmi regali su regali. Con queste premesse ho cominciato a studiare, ma andando avanti mi sono accorta che mi piaceva sul serio. Molti esami li ho preparati non con lo spirito da studente, ma con un vero interesse immergendomici dentro. Dire che sono contenta di questa esperienza è poco, ne sono entusiasta. Ho talmente rotto le scatole ad amici ed amiche che ne ho convinto alcune a riprendere i libri in mano e ne sono contente!! Va bhè per oggi non vi annoio oltre. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. A Cura di Raffaella Fenoglio,
Autrice di “Laurearsi a Tutte le Età”
Pubblicato da webmaster alle lunedì, settembre 07, 2009 0 commenti
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sabato 5 settembre 2009
Le emozioni in psicologia
LE EMOZIONI Le reazioni e le esperienze emotive sono parte integrante della nostra vita. I piccoli piaceri o dispiaceri danno una coloritura emotiva alle nostre giornate. Che cosa sono le emozioni, e quali sono le conseguenze che esse hanno su di noi? Alcune emozioni sono piacevoli, come l'euforia che si prova dopo che la vostra squadra del cuore ha vinto una partita, mentre altre sono spiacevoli, come la paura che coglie chi sbanda con la macchina sua una strada sterrata d campagna priva di guard-rail. Un'emozione può essere debole o forte: è possibile essere appena irritati per un'offesa di poco conto, o infuriati per un insulto personale che vi è stato rivolto in presenza di altre persone. Le risposte emotive producono anche un'attivazione fisiologica, e la quantità di attivazione varia al variare della forza con cui si esprime l'emozione. In fine le emozioni possono essere piuttosto differenti per qualità: ad esempio la depressione è molto differente dalla sorpresa. LE EMOZIONI FONDAMENTALI Sotto la categoria generale di emozioni, alcuni psicologi hanno trovato sei categorie di base: amore - gioia - sorpresa - collera - tristezza - paura. Tre di esse sono positive (gioia, amore e sorpresa), e tre sono negative (collera, tristezza e paura). Inoltre queste categorie generali si basano su tre dimensioni differenti: qualità (se l'emozione è positiva o negativa); potenza (se l'emozione è forte o debole); attività (se l'attivazione suscitata dall'emozione è alta o bassa). Ad esempio: la sorpresa è generalmente positiva, forte e con un grado di attivazione molto alto. Spesso le emozioni si intrecciano con le motivazioni. A livello fisiologico l'emozione consiste in cambiamenti biochimici, ad esempio l'aumento della frequenza cardiaca. A livello espressivo, l'emozione è rappresentata da cambiamenti comportamentali, ad esempio nell'espressione facciale in caso di paura o gioia. A livello cognitivo (conoscenza), lo stato emotivo è rappresentato da cambiamenti nell'esperienza o consapevolezza soggettiva della situazione. Le emozioni, viste in questo modo, possono essere paragonate al livello della benzina del serbatoio della nostra automobile. Le risposte fisiologiche Forse l'aspetto più importante delle risposte emotive è quello fisiologico. Molte delle emozioni, forse tutte, sono associate a cambiamenti fisiologici. I cambiamenti più netti e noti sono quelli che accompagnano il sentimento della paura. Tutti hanno provato paura, le reazioni fisiche a tale sentimento sono il risultato dell'azione delsistema nervoso simpatico e di un ormone l'epinefrina (noto col nome di adrenalina), secreto dalle ghiandole surrenali. Le reazioni all'aumento di adrenalina sono: aumento del ritmo e della profondità della respirazione aumento della frequenza cardiaca aumento della pressione del sangue,diminuzione del sangue diretto agli organi interni e aumento di quello rivolto ai muscoli aumento dello zucchero nel sangue. Segue..
Pubblicato da webmaster alle sabato, settembre 05, 2009 0 commenti
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