L’argomento trattato richiederebbe sicuramente uno spazio maggiore di quello che può essere utilizzato in un post. Per affrontarlo nei suoi punti principali, ho diviso l’articolo in due parti. La seconda parte verrà resa disponibile con un successivo post. Parte I: L’obiettivo. Definire chiaramente quale è l’obiettivo di un sistema premiante è un fattore di successo. A mio avviso è sempre la motivazione dei collaboratori. Una persona che riceve un riconoscimento darà sempre il massimo per poterlo ricevere ancora. Essa sarà maggiormente responsabile e vedrà consolidare la propria autostima. Lo scopo. Quale è lo scopo del sistema premiante? Quali sono i limiti entro cui il cambiamento viene applicato? Saranno tutte le persone a usufruire del riconoscimento o saranno soltanto in pochi ? Le attività. Pianificare le cose necessarie da fare è un’attività molto importante per un simile cambiamento. Non si può iniziare a fare una cosa di tale importanza per una organizzazione senza aver pianificato tutto ciò che è necessario fare. Esempio: l’informazione del cambiamento, le regole, gli strumenti, chi sarà il beneficiario, il quid, ecc.. La verifica dei risultati. Il sistema ha dato i risultati attesi? L’obiettivo che era stato previsto è stato raggiunto? Lo scopo è allineato a quello più generale dell’azienda? La verifica è sempre uno dei momenti più importanti nell’attività di una organizzazione. Essa permette di prendere visione dell’avanzamento di un progetto e capire se ci sono fattori che impediscono di raggiungere l’obiettivo. In tal modo è possibile effettuare correzioni per rimanere allineati allo scopo. Chi? Quando? Come? Quanto? Questi sono gli interrogativi che si pone in generale una Direzione Aziendale nel momento di utilizzare un sistema premiante. Tutti ritengono che è giusto premiare le persone che meritano, ma alcune volte nelle piccole aziende non si fa niente per i seguenti motivi: Paura di sbagliare. Paura di decidere chi premiare e chi no. Risorse economiche insufficienti. Mancanza di una strategia chiara. Quale metodo utilizzare per la valutazione della performance di una persona o di un team? I metodi che ho visto utilizzare sono tanti, ma a mio avviso quello più efficace è quello che prevede l’utilizzo dei seguenti parametri: Pianificare gli obiettivi che le persone dovranno raggiungere in un determinato periodo. Il riconoscimento ha il suo massimo effetto se viene legato al raggiungimento di un obiettivo, di una buona performance. In questo caso la persona sarà stimolata a ottenere altri risultati positivi. Discussione e condivisione degli obiettivi: questa è una fase molto importante. Se il collaboratore condivide gli obiettivi si impegnerà al massimo per raggiungerli. Gli obiettivi non possono essere imposti. Una comunicazione chiara. Il tema della comunicazione si ripropone continuamente all’interno delle organizzazioni. E’ una fase molto importante ed è quella che richiede maggior attenzione quando l’argomento è importante e delicato. Come tutti i processi, anche quello di valutazione di una performance ha alcune criticità che sarebbe opportuno prevenire con una comunicazione più accurata tra azienda e collaboratori. Riconoscere il premio nel giusto momento. Dare il premio nel momento giusto, è importante per la futura performance della persona. Ma quale è il momento giusto? E’ quando la persona ha raggiunto i suoi obiettivi. Premiare le persone, che nel corso della loro attività hanno avuto una buona performance, è uno dei fattori principali per motivarle. Ma un sistema premiante dei risultati raggiunti deve essere equo e credibile. Deve essere sempre legato a dei risultati che siano misurabili e noti a tutti. Grazie per la tua attenzione! A cura di Chiarissimo Colacci
Oggi, nella maggioranza delle organizzazioni è presente un sistema premiante basato sulla performance.
L’Azienda che ancora non ha introdotto un sistema premiante e vuole farlo, deve definire quanto segue:
Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”
giovedì 29 ottobre 2009
Come motivare le persone tramite un sistema premiante
Pubblicato da webmaster alle giovedì, ottobre 29, 2009 0 commenti
venerdì 16 ottobre 2009
Come imparare l’ottimismo! un argomento che affascina ed interessa un numero sempre maggiore di persone
Sono da poco trascorsi i mesi estivi che ci hanno regalato un periodo di eccezionale bel tempo di cui hanno beneficiato anche le nostre preziose vacanze. Parlando delle vacanze estive, ci torna di botto in mente il bel periodo di riposo, relax , divertimento, benessere e tutte le altre vicende benefiche e positive che hanno contraddistinto questo periodo, da poco passato. Ottimisti (o pessimisti) si nasce o si diventa ? L’intenzione è semplicemente quella di rendere ulteriormente semplice ed approcciabile l’argomento, partendo dalle mirabili intuizioni(poi confermate scientificamente) da parte di eminenti personalità appartenenti a quella branchia della psicologia chiamata psicologia positiva, come il Prof. Martin Seligman, Aaron T. Beck, Buchanan, Teasdale, ecc. (P) “Non riuscirò mai a prendere la sufficienza in matematica” (P) “Gli autobus arrivano sempre in ritardo” (P) “Non sono portato per vendere” (P) “Mi sento distrutto” Da notare nelle espressioni pessimistiche la presenza dei termini “mai, sempre, tutto” seguiti da un giudizio poco lusinghiero su noi stessi(Personalizzazione). Una cosa curiosa è che se una persona a noi estranea ci giudica male, affermando per esempio che siamo dei poveri incapaci buoni a nulla, non gli crediamo, ma se tale pensiero si ingenera entro noi stessi ci crediamo, eccome, rischiando di far nascere in noi l’impotenza appresa e a determinare una non reazione di fronte ad un’avversità. Un saluto a tutti! A cura di Giovanni Raimondi
Nel mese di Agosto, trascorso nella stupenda cornice delle montagne della Valle di Ayas in Valle d’Aosta, ho avuto la possibilità di tenerealcune serate formative libere in alcune località, più o meno conosciute, ad un pubblico particolarmente numeroso ed interessato all’argomento, dal titolo : “Imparare l’ottimismo”. In quest’occasione mi sono reso conto di quanto sia alto l’interesse da parte della gente verso gli argomenti concernenti il benessere psico-fisico e l’ottimismo. In particolar modo ho colto da queste serate l’interesse crescente in una moltitudine di persone per l’argomento “ottimismo”. Perciò desideravo riproporre alcuni quesiti che ci avvicinano a tale tema, soprattutto per quel che riguarda la possibilità di imparare a vivere in modo ottimistico, partendo da un nuovo modo di vedere vita, avvenimenti, avversità. Parlando di ottimismo nascono spesso e facilmente alcune domande :
Una persona pessimista può diventare ottimista ? e in che modo? Qual è il percorso da attuare?
Per un individuo ottimista la vita può essere migliore?
Quanto può influire un atteggiamento ottimista / pessimista sulla nostra esistenza?
E nella famiglia?
Nella vita affettiva, nell’amore? Con il partner?
Nella capacità di conseguire raggiungere traguardi nei più disparati ambiti di vita?
E nella scuola, nel lavoro, negli affari, nelle imprese, nei rapporti interpersonali e nella salute?
Diventa ora prioritaria una domanda: Da dove nasce l’ottimismo? Per tentare di rispondere a tale domanda, dobbiamo riportare le nostre riflessioni e considerazioni sulle modalità di gestione dei pensieri,sulle credenze, quelle vere e quelle false, sul modo con il quale più in generale ciascuno di noi vede la vita, le risposte che ci diamo ed i criteri di valutazione attraverso i quali diamo spiegazione agli eventi ed alle avversità che incontriamo nella nostra vita.
Partendo da queste iniziali considerazioni, con l’essenziale aiuto che ci viene da Seligman , scopriamo che, semplificando per ovvi motivi di tempo e di spazio, considerando l’indeterminatezza della realtà con tutte le sue complessità, al nostro limitato grado di conoscenza delle vicende umane, dal nostro modo di vedere gli avvenimenti della nostra umana esistenza, le nostre valutazioni di fatti avvenimenti e circostanze, si esprimono generalmente attraverso due polarità, uguali e opposte tra di loro: Ottimismo e pessimismo. L’ottimismo su basa su una visione positiva della vita, il pessimismo al contrario su una visione negativa. E’ sempre Seligman che ci fornisce la chiave per capire la nascita di queste due propensioni, introducendo i termini diimpotenza appresa e di stile esplicativo: Seligman ci spiegal’impotenza appresa come una reazione di rinuncia e una risposta di abbandono che segue al credere che ogni cosa che facciamo non sia importante, e lo stile esplicativo come il modo in cui abitualmente ciascuno di noi spiega a se stesso perché accadono gli eventi. La conseguente considerazione sempre secondo Seligman, è che uno stile esplicativo ottimistico interrompe lo stato di impotenza, e quindi ci permette di agire proattivamente, mentre uno stile esplicativo pessimistico lo diffonde e quindi il modo in cui ciascuno di noi spiega a sé stesso gli eventi ci può rendere impotente o invece dare forza e vigore di fronte ad un’avversita.
Con queste semplici ma efficaci considerazioni egli ci porta vicino ad una conclusione molto importante: L’ottimismo si può apprendere come tante altre discipline. Ecco perché ritengo possibile o meglio auspicabile la frequentazione di seminari o corsi d’aula o videoaudiocorsi basati sull’ottimismo appreso, come ci insegna M. Seligman, al fine di diffondere la cultura della psicologia positiva, del pensiero creativo e positivo, che permettano ad una moltitudine di persone, genitori ed insegnanti in primis, di acquisire i fondamentali di queste discipline.
Ecco infine delle semplici affermazioni che evidenziano le propensioni ottimistiche e pessimistiche
(O) “Non sono ancora riuscito a prendere la sufficienza in matematica”
(O) Ultimamente alcuni autobus arrivano in ritardo
(O) Non conosco le tecniche e le abilità di vendita
(O) Mi sento un po’ stanco
Per questo motivo ritengo sia veramente importante diffondere la cultura della psicologia positiva ed in primis quella dell’ottimismo, con tutti gli immensi benefici che esso determina su di noi, sulla nostra salute, sulla capacità di formulare e raggiungere obiettivi, nel lavoro, nella vita privata, affettiva e relazionale, nel tempo libero, ecc.
Autore di “Il potere dell’ottimismo"
Pubblicato da webmaster alle venerdì, ottobre 16, 2009 0 commenti
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