Cosa significano i movimenti oculari di chi abbiamo di fronte? E' possibile riuscire a capire cosa sta "frullando" nella mente di chi ci sta ad ascoltare? Sembra proprio di si! Per accedere a ciascun Rep System, la maggior parte delle persone (non tutte e non in tutte le culture) tende a muovere gli occhi in specifiche direzioni. Quando un soggetto si trova nella condizione di dover recuperare dalla propria mente un determinato ricordo o una determinata informazione, siano essi immagini, suoni o particolari sensazioni fisiche, muoverà gli occhi per una brevissima frazione di tempo.
Il movimento in alto a sinistra indica infatti l’accesso all’emisfero destro del cervello, cioè all’area di memorizzazione dei dati, mentre un movimento nell’altro senso dimostra invece l’accesso all’emisfero sinistro, dedicato alla logica e alle costruzioni mentali.
L’analisi sui movimenti oculari in PNL si basa su una teoria nota con il nome di “Eye Accessing Cues” (indicazioni oculari di accesso – intendendosi per accesso, quello a determinate aree cerebrali). Tale teoria venne elaborata per la prima volta nei tardi anni ’70 da Richard Bandler e John Grinder, padri fondatori della Programmazione Neurolinguistica (PNL). La PNL potrebbe essere definita come unabranca della psicologia, basata sull’ipotesi che il comportamento umano segue strutture comuni a tutti. Noi abbiamo cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) e possiamo parlare: questi sono gli unici strumenti di cui disponiamo per conoscere la realtà. Secondo la PNL, attraverso i canali percettivi ciascun individuo costruisce una propria “mappa del mondo”, diversa da tutte le altre. Tuttavia, a livello cerebrale, la mappa è organizzata per macroaree, comuni a tutti. È noto come il cervello umano presenta settori specializzati in determinati compiti (corteccia visiva, Area di Broca, etc.). Per Bandler e Grinder, l’intero “archivio” sensorialmente basato, che ogni uomo ha immagazzinato nella propria mente è articolato in macroaree chiamate “Rep Systems” (Sistemi di Rappresentazione). I Sistemi di Rappresentazione sono otto e ciascuno trova correlazione con un diverso canale percettivo. Alcuni Sistemi (in particolar modo i primi quattro) sono relativi anche alla lateralità, cioè all’utilizzo di un emisfero cerebrale piuttosto che l’altro. Secondo Bandler e Grinder, possiamo individuare i seguenti Sistemi di Rappresentazione (dalle iniziali di ogni sistema è stato coniato il termine VAKOG).
Prima ancora di emettere verbo, i suoi occhi saranno i primi a parlare: un linguaggio non scritto, che segue tuttavia alcune regole (Movimenti Standard).
In linea generale, un movimento degli occhi verso l’alto indicherà l’accesso all’area visiva, un movimento orizzontale chiamerà in causa il sistema di rappresentazioni auditive, mentre un movimento verso il basso introdurrà il soggetto nell’area cinestesica o di dialogo interno. Per una persona destrorsa, inoltre, un movimento verso la propria destra (a sinistra per chi guarda) sarà collegato a dati costruiti; verso la propria sinistra invece (a destra per chi guarda) ci sarà un accesso a dati ricordati. Alcuni mancini (ma non tutti) possono presentare un’inversione del lato destro/sinistro.
Il breve movimento oculare o, se vogliamo, la fugace occhiata che si dà al proprio database mentale è di norma un atto di cui non si è pienamente consapevoli, anzi è quasi automatico. Anche un osservatore esterno dovrà allenarsi a lungo, prima di imparare a distinguere e a riconoscere la grammatica del linguaggio degli occhi.
Immaginiamo ora di sovrapporre a un viso la griglia presentata qui di seguito e otterremo la serie dei Movimenti Standard, cioè le correlazioni specifiche tra movimenti oculari e Sistemi di Rappresentazioni.
martedì 31 marzo 2009
Il linguaggio degli occhi...
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Etichette: comunicazione, gesti, pnl
martedì 24 marzo 2009
il sorriso...
Con molto piacere ospito al post n° 100 di questo blog, un articolo molto importante che parla dell'importanza del sorriso nella comunicazione e nel telemarketing.
c'è bisogno di sorridere e di affrontare i periodi anche più bui con l'ottimismo e la perseveranza.
Massimo Pigliacampo
Tempo fa, qui sul blog, ho spiegato quanto sia importante un approccio positivo nel telemarketing che ti serve non solo per garantirti una certa serenità professionale, ma anche l’aumento esponenziale delle possibilità di riuscita nel tuo lavoro e nel raggiungimento dei tuoi obiettivi: qualsiasi essi siano! Tutti ottimi motivi per essere positivi… Già ma come si fa a tirarlo fuori e sfruttarlo alla massima potenza?
Esistono molte teorie in merito, che spiegano come guardare tutti gli aspetti della vita in modo positivo ed applicare tutto questo non solo nella vita privata, ma anche in quella professionale. Tutte teorie sicuramente molto utili, ma allo stesso tempo molto complesse…
Sia attraverso le mie esperienze in merito che attraverso l’operato di altre persone che insegnano e svolgono questo lavoro, ho capito una cosa eccezionale: essere positivi e trasmettere tutto questo agli altri non ha bisogno di teorie molto complesse, ma basta essere i più naturali di questo mondo, con uno di quei comportamenti che tutti noi abbiamo e viene percepito da tutti proprio per la sua spontaneità sia al telefono che dal vivo. Di cosa sto parlando? Del sorriso!
Ti sorprendi che sia il sorriso lo strumento ideale per trasmettere positività ai tuoi potenziali clienti? Allora perchè quando vuoi tirare su il morale di un amico o del tuo partner, ad esempio, sorridi? Non credo che dicendogli che tu sei felice lo risollevi… Stessa cosa accade anche con le persone che conosciamo in altri ambiti della vita, compreso l’ambito professionale!Quando parlo del sorriso non intendo il senso stretto del termine, ma tutto ciò che è legato a questa espressione del viso: il tono della tua voce che si fa particolarmente gradevole, il tuo stato d’animo che si allieta e ti fa stare bene dentro, la sensazione di benessere psico-fisico che si viene indubbiamente a creare…
Per te che ti accingi a svolgere questo lavoro (o che lo stai già svolgendo da tempo) il sorriso deve essere considerato una vera e propria ARMA: al telefono infatti il tuo sorriso nessuno può vederlo, ma tutti possono sentirlo!
Ed è questo meccanismo che devi sfruttare a tua vantaggio perchè tutte le posizioni del corpo che assumi ed i tuoi gesti vengono recepiti nella tua voce: questo accade perchè il meccanismo naturale del cervello umano tende a decodificare ciò che sente e traduce tutto nell’atteggiamento che in quel momento stai assumendo. Attenzione però perchè tutto questo non può essere forzato, ma deve avvenire in modo naturale!Devi esercitarti ad essere sempre più positivo e col tempo e la pratica vedrai che sarai così con tutti sempre più spesso. Infatti è inutile all’inizio sforzarsi di “sorridere” se dentro di te non sei contento di ciò che fai e non sei sereno. A tal proposito, sappi che, occorre fare una distinzione netta dei tipi di sorriso che in tutti noi, in maniera del tutto naturale, appaiono sul nostro viso.Questa distinzione non è fine a se stessa, ma ti serve per capire quale sorriso utilizzare con il tuo interlocutore quando sei a telefono. Di sorrisi ne esistono di tre tipi:
Il sorriso “DI SFOGO”: Questa tipologia è usata quando ci si trova particolarmente provati dal punto di vista emotivo. Come quando si ride in uno stato d’animo di rabbia, oppure in stati particolari di delirio o ancora quando si ride per qualcosa che è “andato storto”. Spesso questo sorriso lo si adopera anche quando vogliamo ingannare noi stessi da determinate delusioni, soprattutto affettive.
Il sorriso MASCHERATO: Questo sorriso lo utilizziamo in tutti quei casi in cui, al contrario di uno stato allegro, siamo distratti da molte cose e per “accontentare” qualcuno proviamo ad abbozzare un mezzo sorriso. Infatti quasi sempre questo sorriso lo si fa utilizzando solo una parte dei muscoli facciali e, per quanto riguarda la bocca, solo metà di essa: con metà ridiamo e con l’altra metà no. In pratica si può anche definire questi sorrisi come “forzati”.
Il sorriso SINCERO: Questo è il tipo di sorriso più classico, perchè proviene da uno stato d’animo interiore basato dall’allegrezza e dalla felicità! E’ il sorriso per antonomasia perchè quando lo facciamo l’allegria che si trasmette è davvero sentita. Coinvolge tutti i muscoli facciali e si distingue dagli altri due perchè coinvolge anche lo sguardo. In pratica è questo il sorriso che devi utilizzare come tua arma, per essere sempre fiducioso di te stesso.
E tu, nel telemarketing, come nella vita di tutti i giorni, quale sorriso utilizzi maggiormente?
A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”
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lunedì 23 marzo 2009
I valori nella comunicazione
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Etichette: comunicazione, pnl
sabato 21 marzo 2009
Saper ascoltare
Di Giancarlo Livraghi
Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma non è così. L’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare. Questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Mentre scrivo queste pagine sto cercando di “ascoltare” – per immaginare che cosa penserà chi legge, per ricordare ciò che ho imparato da chi ha letto altre cose che ho scritto e mi ha aiutato a renderle più chiare. Un libro che nessuno legge (o che nessuno trova utile o interessante) è solo un mucchio di carta sporco di inchiostro.
La necessità di ascoltare è più immediatamente rilevante quando si tratta di comunicazione interattiva. È importante in ogni dialogo, ma soprattutto in rete – anche se i nostri interlocutori sono “invisibili” e in alcune situazioni non sappiamo chi sono (per esempio quando siamo in un’area di dialogo collettivo di cui non conosciamo tutti i partecipanti).
Naturalmente “ascoltare” non significa usare solo l’udito; ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni. Anche quando la comunicazione si trasmette con parole scritte anziché “a voce”. E proprio perché non vediamo le altre persone (e non possono correggerci subito, con una parola a con un gesto, se le capiamo male) dobbiamo essere particolarmente attenti nell’ascoltare e capire.
Il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse. Di solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure una percezione chiara del loro gonfiato ma confuso “io”. Passano tutta la vita a coltivare un “sé” immaginario, che cercano di imporre al prossimo. Il problema è che spesso ci riescono, perché c’è anche nella natura umana il desiderio di essere “seguaci”, di accodarsi a qualcun altro; e chi parla più forte ha ragione, anche se non sa quello che sta dicendo. Il risultato è che si può coesistere, perfino convivere, senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione.
La percezione può fare curiose magie. Stiamo davanti a uno schermo televisivo su cui si muovono immagini piatte, “persone” alte una spanna. Sono pupazzi; molto spesso identità costruite, che somigliano poco alle persone reali come le potremmo percepire se le incontrassimo in carne e ossa. Ma nella nostra mente quelle immagini si formano come veri esseri umani; impariamo ad amarli, odiarli, a sentire simpatia o antipatia, a “viverli” fino al punto che li sentiamo parte della nostra vita quotidiana. Si crea così, davvero, un mondo “virtuale” che non riusciamo più a distinguere da quello “reale”.
In rete non è così. Un giorno, forse, se tutto il mondo avrà davvero voglia di comunicare con webcam o altri sistemi “audiovisivi”... avremo ricreato nell’internet una specie di “televisione per tutti”. Che avrà tutte le falsità della televisione “a senso unico”, perché è difficile che una persona si comporti in modo “naturale” e spontaneo quando sa di essere davanti a una telecamera.
Ma lasciamo perdere le fantasie e vediamo la rete com’è. Ogni cosa che accade è comunicazione. Prima di pensare a ciò che possiamo dire o scrivere, l’importante è saper ascoltare e capire. Chi vuole comunicarci qualcosa e perché? Siamo sicuri di aver capito bene le sue intenzioni e ciò che sta cercando di dirci? Non è una fatica, né uno sforzo, se abbiamo un atteggiamento disposto ad ascoltare. Diventa facilmente un istinto, un modo di essere. Ed è molto più interessante capire, sentire il valore e il senso della comunicazione che limitarci al significato superficiale delle parole.
Ascoltare vuol dire, prima di tutto, mettersi nei panni degli altri. Capire le cose dal loro punto di vista. Ma si tratta anche di percepire ciò che forse un’altra persona non aveva intenzione di dirci, ma involontariamente “trasmette” con il suo stile, il suo comportamento, il suo modo di esprimersi. Il “tono di voce” si può chiaramente percepire anche in un messaggio scritto. In rete cadono (o almeno si attenuano) i ruoli, le posizioni, le gerarchie. Si crea con sorprendente facilità una “confidenza” che non è sempre facile in un incontro “fisico”. Ma se non sappiamo ascoltare c’è il rischio che anche in rete ci sia solo una serie di soliloqui, un “dialogo fra sordi”.
Il dizionario Devoto-Oli definisce così la parola “ascoltare”: «Trattenersi volontariamente e attentamente a udire, prestare la propria attenzione o partecipazione a qualcuno o qualcosa in quanto informazione o motivo di riflessione». Certo... non tutto quello che sentiamo dire, non tutto quello che leggiamo merita di essere capito e approfondito. Ma ci vuole qualcosa di più di un “buon orecchio” per cogliere i segnali interessanti che spesso non sono dove ce li aspettavamo. Se entriamo in un dialogo, in uno scambio, abbiamo scarse probabilità di farci capire (e di essere ascoltati) se prima non abbiamo saputo ascoltare “con attenzione e partecipazione” – e anche riflettere.
Dice Karl Menninger: «Ascoltare è una cosa magnetica e speciale, una forza creativa. Gli amici che ci ascoltano sono quelli cui ci avviciniamo. Essere ascoltati ci crea, ci fa aprire ed espandere».
Ho trovato questa citazione sul sito listen (insieme a parecchie altre, di cui alcune molto interessanti – per chi sa l’inglese).
Ascoltare è un affettuoso regalo che facciamo a chi sta cercando di dirci qualcosa. Ma spesso è anche un grande regalo per chi ascolta.
L’internet ci offre infinite possibilità di ascoltare e di capire. Se non le sappiamo cogliere, perdiamo uno dei più grandi valori della rete. E se nel dialogo non sappiamo ascoltare non sapremo mai comunicare bene.
Tratto da
Gandalf
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Etichette: comunicazione
martedì 17 marzo 2009
Disponibile il libro PNL è libertà
E' disponibile on line e GRATIS, l'e-book: "Pnl è libertà".
L'ebook è disponibile grazie alla collaborazione tra Il Giardino dei Libri e Nlp Italy.
Questo ebook è un estratto del libro best seller "Pnl è Libertà".
E' un libro in cui si parla di te, della tua vita, delle tue sfide di oggi e di quelle che hai già affrontato, di come ti sei sentito e di come ti senti in questo momento. Scoprirai dentro di te il potere di annullare il dolore e lo sconforto e sostituirli, letteralmente, con sensazioni di energia, vitalità e gioia.
Maggiore è il numero delle scelte che hai a disposizione, maggiore è la tua libertà. Libertà mentale, libertà finanziaria, libertà relazionale, libertà spirituale… “Più Libertà con la PNL” è il risultato di 34 anni di ricerche sul perché alcune persone…
Per scaricare il libro, Clicca qui
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lunedì 16 marzo 2009
Obama, Ipnosi,Comunicazione e PNL
Charlie Fantechi ha scritto un ebook che svela in esclusiva mondiale i segreti attraverso cui a quanto pare Barack Obama è riuscito a comunicare la propria visione a tutto il mondo ed è riuscito così a vincere le elezioni USA.
Barack Obama è un comunicatore eccezionale, una persona che ipnotizza le persone con i suoi gesti, il linguaggio evocativo…insomma c’è veramente un segreto dietro il suo carisma, il suo successo?
Ebbene si, c’è un grande, grandissimo segreto.
Il Segreto di Barack Obama: l’ipnosi e la P.N.L.
Digitare le chiavi di ricerca "Obama" e "hypnosis" su Google riserva sorprese.
I risultati mostrano infatti una serie di documenti, che rivelerebbero una stupefacente verità sul 44° presidente degli Stati Uniti:
BARACK OBAMA ha utilizzato l’ipnosi e le tecniche della programmazione neuro linguistica nella sua lunga e vincente campagna elettorale.
A questo indirizzo puoi trovare un articolo decisamente interessante e ricco di spunti:
Clicca qui
Sotto l’immagine in basso puoi scaricare l’ebook Ma Obama ha usato l’ipnosi? di Charlie Fantechi e…GRATUITAMENTE!
SCARICA L’EBOOK > Ma Obama ha usato l'ipnosi?
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Etichette: autostima, comunicazione, e-book, pnl
giovedì 12 marzo 2009
Programmazione Neuro Linguistica
Cos’è la PNL?
Se anche solo in parte vi siete interessati di PNL allora, quasi sicuramente, avrete anche voi già provato l’irresistibile desiderio di parlarne ad un amico… per avere qualcuno con cui condividerne teorie e scoperte. E a questo punto, inevitabilmente, sarete stati chiamati a rispondere alla domanda: “Ma cos’è la PNL?”
Rispondere di per se non è difficile: basta affidarsi alle definizioni che i testi di PNL mettono a disposizione. Diventa difficile se, anziché fornire una semplice risposta tecnica, si vuol confezionare una risposta accattivante e coinvolgente per catturare l’interesse del proprio amico.
Come già detto, esistono molte definizioni; ciò nonostante, quando ci viene rivolta la domanda “cos’è la PNL?”, è sempre un po’ complicato scegliere la risposta più appropriata… e molto spesso si finisce per farfugliaretutto un insieme di cose a riguardo… che difficilmente risultano coinvolgenti per chi le ascolta.
Ecco allora come è stata tecnicamente definita la PNL da alcuni dei suoi personaggi più noti: fondatori, Richard Bandler e John Grinder, la definiscono come “lo studio dell’esperienza soggettiva”, cioè lo studio del come ogni individuo costruisce la propria mappa del mondo. Gregory Bateson, antropologo, dice che la PNL è una base teorica appropriata per la descrizione dell’interazione umana.
Virginia Satir, terapeuta, dice che la PNL è la descrizione degli elementi prevedibili che nella transazione tra due persone determinano il cambiamento.Il testo originale “ Programmazione NeuroLinguistica”, riporta questa definizione: La PNL è lo studio delle componenti della percezione e del comportamento che rendono possibile la nostra esperienza.
Dunque, quando si è agli inizi degli studi sulla PNL ci si può avvalere di queste definizioni, anche se, ve lo assicuro, non servono a nulla se è vostro desiderio coinvolgervi qualcuno.Col passare del tempo, cioè prendendo ancor meglio confidenza con l’argomento, la cosa non migliora poi tanto; poiché, più libri di PNL si leggono e più varianti di risposta si scoprono.
Ed ecco che troviamo anche che la PNL è la neuroscienza che studia l’eccellenza umana; che la PNL è un metodo per modellare le persone eccellenti. Che la PNL è un modo per scomporre in sensi ogni esperienza soggettiva; e che è la struttura della soggettività.
Troviamo anche che la PNL è la differenza che fa la differenza, e che è tutto ciò che funziona… ma è anche nulla senza un obiettivo.Riporto anche la bellissima definizione che ho estrapolato dal Blog del mio amico, esperto, Dott. Gennaro Romagnoli: La PNL è lo studio dell’interazione umana che si occupa dei processi e delle forme di comunicazione a differenti livelli, per l’individuazione, lo studio e l’analisi, delle strategie e dei processi alla base dei comportamenti e delle attività umane.
Posso assicurarvi che tutte queste definizioni sono vere e indicative, anche se, al contempo, risultano forvianti per chi, utilizzandole, ha come obiettivo il coinvolgimento di qualcuno.Questo è comunque ciò di cui si può disporre…almeno fino a quando ci si rende conto che la PNL non può stare in una sola definizione e che per spiegarne i contenuti è necessario utilizzare appropriate metafore, analogie e quant’altro…
Sono giunto ad una conclusione a riguardo: ci vuole tanta pratica in PNL per poter rispondere in modo soddisfacente alla domanda “cos’è la PNL?”. Quando con la risposta si mira a coinvolgere la persona che ci pone la domanda… Infatti, solo quando se si è in grado di estrapolare la soggettiva strategia di coinvolgimento di una persona, si è anche in grado di confezionare una risposta che la persona stessa riterrà coinvolgente.
In altri termini, un esperto di PNL riesce a rispondere esattamente a questa domanda come il suo interlocutore vuole gli si risponda; facendogli capire il senso del termine nel modo esatto in cui l’interlocutore è in grado di capirlo.
Ecco perché penso che per poter fornire una soddisfacente risposta a chi ci chiede cos’è la PNL, la si deve conoscere davvero a fondo; al punto che il risultato ottenuto con la risposta che si fornisce diventa l’unità di misura delle proprie capacità. So che tutto questo è, a dir poco, scoraggiante per chi si trova agli inizi. Ma tranquilli.
Si narra che Richard Bandler, nei suoi seminari, ponga questa domanda quando vuol far piombareil silenzio più totale nella stanza. Ed escludo a priori l’idea che ai corsi di Bandler si iscriva gente che non ha la minima idea di che cosa sia la PNL. Possiamo quindi tranquillamente supporre che vi partecipano persone con un buon grado di conoscenza di PNL, ma che probabilmente non lo sono abbastanza per alzare la mano e dire: “ io lo so cos’è la PNL!
Ma non so come lei si riterrà soddisfatto della mia risposta…”, ed osservare la risposta non verbale di Bandler e raccogliere così le informazioni utili per confezionarla. Giungo quindi alla conclusione che non c’è una definizione che vada bene sempre e comunque, se non quella che si può, abilmente, confezionare nel momento esatto in cui ci viene rivolta la domanda.
E per far questo serve molta pratica. Per quel che mi riguarda non sempre ci riesco! Ma ho capito che funziona così… e mi ci alleno. E ogni volta che mi viene rivolta la domanda la considero un’occasione per misurare le mie capacità… considerandola un’opportunità senza precedenti per comprendere la soggettività di colui che ho di fronte.
C’è, comunque, una definizione che adoro in particolar modo; ed è quella che uso per rispondere a me stesso quando voglio alimentare la mia convinzione che la PNLè la cosa più utile che ci sia. La PNL è il manuale di istruzioni che consente di acquisire l’atteggiamento mentale più conveniente che ci sia per condurre la propria vita.
A Cura di Roland DelVecchio,
Autore di “ La bussola di Roly” , “ Lo stato SDV: Il senso della vita” e “La Libertà di Raimondo”
Pubblicato da webmaster alle giovedì, marzo 12, 2009 0 commenti
mercoledì 11 marzo 2009
Scusa CAPO....Diamoci del TU! (seconda parte)
Nello scorso articolo, abbiamo visto come nella comunicazione sia importante raggiungere livelli paritari tra i due soggetti comunicanti attraverso l’utilizzo del linguaggio confidenziale.
In ambito lavorativo, invece? Come ci si deve comportare? E’ giusto dare del tu al proprio capoufficio?
Per fortuna la figura del capoufficio pian piano sta scomparendo per far posto alla figura del “leader”.
Il leader, per spiegarlo in brevi parole è “il capo eletto da un gruppo”. Non viene imposto dall’alto, viene riconosciuto da tutti e conosce le problematiche di ogni singolo individuo del suo gruppo.. Essendo quindi una persona che deve per forza di cose essere conosciuta e apprezzata dal suo staff, non può non dare del tu ma soprattutto DEVE PRETENDERE che il suo staff gli si rivolga in tono confidenziale e vero!
Vi ricordo ancora, che la comunicazione migliore è quella che avviene tra livelli paritari, e quella che evoca pensieri positivi: la confidenzialità unità ad una immagine di umanità danno al leader e alla squadra un valore aggiunto unico…
Naturalmente, questo tipo di comunicazione confidenziale, deve essere proposta sempre dalla persona che si trova al “livello superiore” e deve essere accettata da tutti.
E’ anche vero che non tutti amano sentirsi “dare del tu” e tengono all’etichetta della cordialità e del rispetto dai propri colleghi…ci può anche stare! Ma che siano però supportati da una biunivocità:
VUOI CHE TI DIANO DEL LEI?…SII IL PRIMO A FARLO!
Così facendo, mantenendo l’etichetta ed i propri principi, teniamo sempre la comunicazione ad un livello ottimale.
E voi, cosa ne pensate? E’ giusto darsi del tu o del lei nello stesso ambito lavorativo?
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore di “I Segreti per Parlare in Pubblico”
Pubblicato da webmaster alle mercoledì, marzo 11, 2009 0 commenti
Etichette: parlare in pubblico
lunedì 2 marzo 2009
Comunicazione e pubbliche relazioni
In questo mio primo articolo del 2009 intendo segnalarvi un omaggio e parlarvi di un tema di sicura attualità.
Sempre più spesso si sente parlare di Pubbliche relazioni, quale moderna forma di comunicazione.
Ma di cosa si tratta, esattamente?
Le Pubbliche Relazioni riguardano i concetti di immagine e di opinione che gli altri hanno verso determinate realtà, siano queste rappresentate da politici, personaggi pubblici, o imprese, piuttosto che enti pubblici o privati.
E la creazione e diffusione di una positiva immagine, di un’impresa ad esempio, costituisce un tema di sicura attualità.
Considero subito un esempio concreto, per farvene capire la rilevanza.
Immaginate che un’impresa alimentare abbia dei problemi igienici con i propri prodotti.
Sicuramente, ne risente l’immagine stessa dell’azienda, l’opinione che gli altri hanno nei suoi confronti, oltre l’andamento dei suoi affari, ovviamente.
Ma come intervenire per costruire una positiva immagine, e come garantirla nel tempo?
Come vedete, si tratta di un tema davvero d’attualità (basti pensare anche ai diversi scandali, ad esempio finanziari, che negli ultimi tempi hanno coinvolto persone ed imprese).
Per spiegarlo con una certa compiutezza, ho preparato un ebook-report completamente gratuito per voi, che ne parla diffusamente.
Potete scaricarlo dalla pagina del sito e cliccando direttamente qui:
Comunicazione aziendale: le pubbliche relazioni
Report, di Giampiero Turletti
Come sfruttare al meglio le pubbliche relazioni
E voi, cosa ne pensate?
Lasciatemi la vostra opinione sul blog!
A Cura di Gian Piero Turletti,
Autore di “Progetto Azienda”
Pubblicato da webmaster alle lunedì, marzo 02, 2009 1 commenti
Etichette: aziende, comunicazione
domenica 1 marzo 2009
Più Autostima con molto ottimismo
L’argomento che vi propongo oggi è : più autostima, più ottimismo.
Tutti quanti sappiamo cosa è l’autostima, e perché essa è importante per la Persona, per aiutarci a volerci un poco più bene, ad amarci, e conseguentemente a darci la giusta energia per realizzare i nostri obiettivi nella vita, e per aumentare il grado di consapevolezza al fine di sentirci bene ed in totale armonia con noi stessi.
Volevo però ritornare per un attimo alla definizione di autostima ;
A mio avviso l’autostima racchiude una serie di caratteristiche che per semplicità riporterei a tre voci, in particolare :
Amore per se stessi
Visione verso se stessi
Fiducia in se stessi
Oggigiorno molti insuccessi e molte insoddisfazioni sono dovute ad un basso grado di autostima : Ancora per molte persone una bassa autostima determina molto spesso un basso grado di apprezzamento e di accettazione di se stessi.
A volte è sufficiente un piccolo insuccesso, oppure una situazione frustrante o qualche problema non risolto per andare in crisi su un argomento anche importante per la nostra riuscita in numerosi settori della nostra esistenza.
Con una bassa autostima non abbiamo la carica necessaria per affrontare le sfide della vita, gli ostacoli che possono determinarsi lungo il cammino dell’esistenza. Quando l’autostima cala, calano contestualmente la sicurezza e la fiducia in noi stessi, più facilmente si è preda di depressione, rabbia, negatività.
Un buon livello di autostima, aggiunto magari ad un pizzico di sano ottimismo ci mettono in condizione di affrontare con maggior forza e serenità le sfide e le avversità che si possono, in ogni momento, incontrare lungo la strada dell’esistenza.
Le persone che hanno una bassa autostima difficilmente riescono a formulare nuovi progetti ed a perseguirli con la giusta tranquillità e determinazione ; se stanno passando un momento difficile non ne escono facilmente, poiché una bassa autostima mina alle radici la fiducia e la serenità interiore.
Per questo motivo un buon livello di autostima ci permette di realizzare progetti, di attrarre persone verso di noi, ci fa sentire amati ed apprezzati dagli altri.
Le persone che hanno un’elevata autostima, ed hanno la capacità di mantenerla alta nelle varie circostanze, godono di una qualità di vita decisamente superiore, sono i veri padroni delle loro intenzioni e dei loro programmi, e dei loro progetti, che perseguono e raggiungono con maggior facilità rispetto a chi, invece, ha una bassa autostima.
Questa risorsa interiore, è importante nei vari settori della nostra vita quotidiana, in ambito professionale come nei rapporti interpersonali, nel nella vita di coppia, come nel menage familiare, e così via dicendo.
Personalmente definisco l’autostima come il nostro personale “termometro del benessere” e dell’amore verso noi stessi. Più il mercurio dei nostri successi sale, più sale l’autostima e viceversa. Se poi, oltre ad un buon grado di autostima aggiungiamo anche una visione positiva ed ottimistica di vita ed avvenimenti, si tempra ancora di più la nostra forza, la nostra energia, acquisiamo nel nostro carattere e nel carisma solidità e tenacia.
Attenzione però: se il livello di autostima è esageratamente alto, corriamo il rischio di non valutare sufficientemente le nostre abilità, quindi potremmo correre il rischio di affrontare impegni più grandi della nostra capacità di portarli a compimento, non vedremmo alcuni rischi incombenti nell’ambito dei nostri progetti. Come in tutte le cose anche con l’autostima il termine equilibrio diventa il vero modulatore dei nostri successi.
Ma cosa possiamo fare quando l’autostima è bassa, e per via di ciò ci sentiamo inadeguati e un poco depressi?
Nessun timore: Esistono alcuni semplici quanto “magici” fertilizzanti della mente che ci aiutano in questi casi a riportare il alto il nostro personale “termometro del benessere”
Sono di una semplicità insospettabile, ve li elenco qui di seguito :
Ideare nuovi progetti e impegnarsi per il loro conseguimento
Trattare meglio gli altri al fine di essere maggiormente amati ed apprezzati
Circondarsi di persone positive ed incoraggianti
Mantenere salda la visione ottimistica della vita, nonostante le avversità
Rinnovare periodicamente le nostre abitudini
Imparare a volersi più bene
Se ci teniamo motivati ed impegnati, focalizzando con giusto equilibrio i nostri progetti, quali essi siano, alimentando continuamente la fiducia e l’ottimismo in noi stessi, la nostra autostima creerà basi solide per consentirci di ottenere risultati straordinari, vivendo nel contempo un’esperienza di vita più intensa e vivificante, per aiutarci ad amare maggiormente noi stessi e gli altri.
Un saluto a tutti!
A Cura di Giovanni Raimondi
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo”
Pubblicato da webmaster alle domenica, marzo 01, 2009 0 commenti